Il momento più patriotico della mia vita da statunitense ebbe luogo quando, a 11 anni, vidi al cinema Independence Day. Non capivo ancora niente del mondo, ma capivo che Bill Pullman era presidente degli Stati Uniti e che il 4 di luglio bisognava celebrare l’indipendenza del mio paese sconfiggendo degli alieni che ci minacciavano di sterminio. Sicuramente, a quei tempi, la vita era più facile, i genocidi li compivano perlopiù forze extraterrestri e, come direbbe Vasco, si potevano mangiare anche le fragole.
A dirla tutta, i film di fantascienza degli anni Novanta mi hanno portato a credere un sacco di cose confortanti. Prima di tutto, e mai gli extraterrestri fossero atterrati da qualche parte, lo avrebbero per forza fatto negli Stati Uniti, nel deserto del Nevada, a New York, o da qualche altra parte (al contrario di Godzilla, che invece ama le vacanze in Giappone). Secondo, Will Smith ci avrebbe salvato da questi alieni se mai avessero avuto intenzioni ostili.
Se invece fosse stato un asteroide a minacciare l’esistenza della vita sulla Terra, ci sarebbe pensato Bruce Willis. In ogni caso, il mondo si sarebbe di certo unificato contro le forze del male sotto la guida statunitense, qualcuno si sarebbe nobilmente sacrificato e ci sarebbe stata un sacco di gente a festeggiare in ogni angolo del mondo per questo motivo.
Sarebbe bastato ascoltare i saggi consigli ed Jeff Goldblum ed evitare di clonare dinosauri per sfizio non clonare i dinosauri, e ce la saremmo sempre cavati. A meno che tutta la nostra realtà non fosse stata tutta il risultato di una simulazione creata dai nostri malvagi padroni IA come in Matrix. Però, a dirla tutta, nelle lezioni di informatica che conducevamo a scuola ci facevano al massimo programmare i giochetti in DOS, non esistevano ancora i tutorial di Salvatore Arenzulla, e quindi l’IA non ci preoccupava più di tanto.
I libri di fantascienza che ho letto da adulta mi hanno fatto imparare molto di più. Per esempio, leggendoli ho capito che sarebbe stato meglio non andare ad abitare altri pianeti ed anche che, se lo avessimo proprio dovuto fare, il responsabile sarebbe dovuto essere Kim Stanley Robinson. Inoltre, grazie a Il Problema dei tre corpi di Liu Cixin, ho finalmente capito che se mai fossero davvero davvero arrivati degli esseri intelligenti da galassie lontane, sarebbero stati cavoli amari.
Ecco, ci sono certe cose che preferisco lasciare nella finzione. Per esempio, non ho mai capito la moda che negli ultimi anni è sorta nel mio paese (ma in fondo anche in Italia) per il True Crime. Non voglio che il delitto di cui leggo sia true; voglio che sia indagato da Hercule Poirot o da Salvo Montalbano e che tutto sia risolto dentro le pagine di un libro che posso rimettere sullo scaffale o uno schermo che posso spegnere. E se ci sono nell’universo altri pianeti abitati da specie intelligenti (e sono sicura che ce ne siano), sarebbe meglio per tutti non saperne niente.
Ma non è questo il motivo per cui, da cittadina americana, non mi sono entusiasmata per i documenti sugli UFO desecretati di recente da Trump. Lo scorso maggio, infatti, il Presidente degli Stati Uniti ha reso pubblici una serie di contenuti che le agenzie di sicurezza federali del mio paese hanno raccolto e studiato per anni allo scopo di comprendere se il fenomeno dei cosiddetti “dischi volanti” reppresentasse una minaccia reale per la sicurezza nazionale.
Personalmente non credo che ci sia niente di inspiegabile in tutti quei video sfuocati. Per me è molto più facile credere a qualche potere terreno con tecnologie segrete che a una civiltà intergalattica con abbastanza intelligenza per arrivare fin qui ma senza il buonsenso di evitarci. Può darsi che mi sbagli, ma non me la sento di passare ore della mia vita ad analizzare contenuti che, se davvero potessero dimostrare con certezza la presenza di vita aliena sulla Terra, sarebbero già arrivati al grande pubblico anche senza l’approvazione del governo USA.
Per esempio, ho dato un’occhiata al cosiddetto video “tic tac”, uno di quelli recentemente desecretati da Trump, e…boh. Si potrebbero passare giorni interi ad analizzarlo senza giungere a nessuna certezza concreta. E poi già tenermi al corrente di ciò che succede sul nostro pianrta in questi anni è praticamente un lavoro a tempo, senza contare che…aspetta, ma se fosse proprio questo il punto?
Pensando a questa vicenda in prospettiva, ci sono molte altre cose che meritano l’attenzione del popolo statunitense in questi giorni, incluso il fatto che il governo federale sta ammazzando un mucchio di gente in Medio Oriente nel suo nome. Ed anche gli americani che non hanno un particolare interesse per la politica estera (e purtroppo troppi ce ne sono, specialmente in area MAGA) hanno davvero molto a cui pensare ultimamente. Pensano al costo del petrolio che, quando aumenta, fa aumentare anche il prezzo di tutto il resto, rendendo le guerre in corso molto difficili da ignorare per chiunque.
Non si tratta di semplice benaltrismo. Non a caso, il sostegno per Trump è in calo, anche fra i repubblicani. E come si può far smettere gli americani di pensare ai fallimenti del proprio governo, alle guerre perse, all’economia allo sfascio? Serve una distrazione di livello galattico. Come, ad esempio, gli UFO. E poi, si sa, i complottisti di destra amano le storie sul governo che si fa infiltrare dai Rettiliani e nasconde navi aliene nell’Area 51!
Un attimo, però. Il governo americano ha desecretato i files sugli UFO in quest’ultimo mese, ma Trump aveva già dato la direttiva per farlo mesi fa. Quindi la questione degli UFO potrebbe non c’entrare con i problemi di oggi. Guarda caso, però, questa direttiva Trump l’aveva data lo scorso febbraio, ovvero proprio nello stesso mese in cui gli Stati Uniti hanno dichiarato guerra all’Iran. Per citare Adam Kadmon, che di teorie del complotto se ne intendeva: “Coincidenze? Io non credo.”
E poi che cos’altro succedeva quest’inverno prima che iniziasse la guerra in Iran? Ah, giusto: il rilascio degli Epstein Files, la cui desecretazione era risultata più complicata di quella al riguardo di qualsiasi documento sulla vita aliena.
Che altro dire al Presidente del mio paese? Non mi bastano gli UFO come distrazione; più che altro, avrei bisogno di una birra.

Nata in Ohio e vissuta in passato a Bologna e a Genova, Mary Migliozzi attualmente vive vicino a Philadelphia, dove lavora nell’ambito dei programmi internazionali universitari. Per oltre 15 anni ha insegnato e ha fatto ricerca accademica in Italian Studies, concentrandosi sulla letteratura dialettale italiana e sulla musica pop e cantautoriale del Bel Paese. È un’appassionata di romanzi gialli inglesi, romanzi russi troppo lunghi per essere letti tutti d’un fiato, e del Festival di Sanremo.

