Deus Vult? La “questione cattolica” e il nuovo volto degli Stati Uniti

Di recente, raccontavo ad alcuni amici di Philadelphia, la città dove vivo, che è ormai molto tempo che non vado più in chiesa, nonostante tutti gli sforzi e le preghiere della mia cattolicissima madre per farmi tornare a essere una credente praticante. Eppure, forse ci sono altre due persone che potrebbero aiutare mia madre a compiere questo miracolo: la pop-star Rosalía, il cui ultimo concept album ruota proprio attorno alla spiritualità cattolica, e il Presidente Donald Trump, che ultimamente si diverte a insultare anche il Papa, mettendosi a questionare su cosa può o non può permettersi di dire ai fedeli.

Era solo una battuta, ma non sono stata l’unica a farla in questi giorni. Nelle ultime settimane, qui in America i social sono stati pieni di Cradle Catholics (ovvero quegli statunitensi che, come me, sono nati e cresciuti cattolici), magari non più praticanti, che corrono in difesa di un Papa compaesano, insultato e minacciato da un politico instabile per il semplice reato di aver detto le cose più palesamente giuste immaginabili. Riappaiono così, in rete come nella vita di ogni giorno, vecchi divari tra cattolici e protestanti, che costringono a schierarsi anche i più agnostici. Dato che la questione da religiosa si è trasformata in politica, e di recente ha coinvolto anche il governo italiano, forse serve rivedere lo stato del cristianesimo nel mio paese: quali sono le squadre in campo e come si sono formate?

I cattolici statunitensi sono circa il 20% della popolazione. Anche se i cattolici sono presenti in Nord America fin dai tempi delle primissime colonie spagnole, dall’Ottocento in avanti la populazione cattolica è però progressivamente aumentata, alimentata dalle varie ondate di migrazione che hanno impattato la demografia del paese. Ai primi cattolici irlandesi si sono presto uniti quelli italiani e polacchi e, specialmente negli ultimi decenni, quelli di origine latinoamericana.

Anche oggi, le statistiche indicano una percentuale più alta di cattolici nati all’estero ed oggi residenti negli Stati Uniti rispetto a quelli appartenenti ad altre denominazioni cristiane. E’ quindi è ragionevole dire che il divario tra cattolici e protestanti negli States ha spesso (anche se non sempre) avuto un carattere culturale, etnico e politico, oltre che religioso.

E i protestanti? Rappresentano circa il 40% della popolazione degli Stati Uniti, praticamente il doppio di quella cattolica, ma sarebbe un errore metterli tutti in una sola categoria. Ci sono centinaia di denominazioni protestanti negli USA, ed anche all’interno delle stesse denominazioni ci sono differenze importanti, tanto che le credenze specifiche di ogni protestante americano possono cambiare da congregazione a congragazione. In generale, però, si parla di tre gruppi principali di protestanti statunitensi: ci sono le chiese evangeliche (il gruppo più grande), quelle “mainline” e quelle di influenza afroamericana.

Mappa che mostra la diffusione demografica delle varie religioni cristiane presenti negli Stati Uniti d’America, aggiornata al 2012. Photo credit: Association of Statisticians of American Religious Bodies.

Le Chiese protestanti afroamericane si sono sviluppate in un contesto storico-politico particolare come comunità religiose fortemente influenzate dalle esperienze di schiavitù e segregazione razziale. In questo senso, hanno rappresentato non solo luoghi di culto, ma anche spazi di resistenza culturale, solidarietà e organizzazione politica, contribuendo in modo decisivo alla costruzione di un’identità collettiva e alla lotta per i diritti civili. Non a caso, un buon numero di leader impegnati nella lotta contro le discriminazioni razziali negli Stati Uniti, a partire da Martin Luther King, sono stati storicamente pastori protestanti.

Le differenze fra i protestanti evangelici e i mainline, invece, sono forse più agrovigliate. In generale, si può dire che gli evangelici sono quelli che credono nel rapporto personale con Gesù Cristo, assieme all’interpretazione letterale dei testi biblici, come unici ed esclusivi sentiero verso la salvezza dell’anima. Tendono anche a essere i cristiani più conservatori, da un punto di vista socio-politico. Sono concentrati in gran parte nel Sud del paese, nella cosiddetta “Bible Belt”, anche se sono presenti, pur in numero minore, anche in altre aree.

I mainline, invece, aderiscono a un protestantesimo storico che pone l’accento su un’interpretazione meno letterale delle scritture e su un impegno sociale più istituzionale che individualistico. Rispetto agli evangelici, tendono a concentrarsi maggiormente nel Nord-Est e nell’Ovest degli USA, così come ad avere tendenze politiche più moderniste e liberali. A livello statistico, sono più ricchi e istruiti delle loro controparti evangeliche.

Anche dentro alle stesse denominazioni ufficiali delle fedi protestanti americane si possono trovare Chiese evangeliche o mainline. Una Chiesa Luterana, per esempio, è di solito mainline, ma può anche essere evangelica, specie nel Sud. Una Chiesa Battista, invece, è più spesso evangelica, ma ne esistono anche di mainline e di ispirazione afroamericana.

Se entri in una chiesa protestante e vedi un revival, ovvero un tipo di funzione molto dinamica, emotiva e coinvolgente, tipo quella celebrata da James Brown in una mitica scena di The Blues Brothers o quelle, assai più bianche, che si celebrano nelle Mega-Churches tanto care al popolo MAGA, sei probabilmente entrato in un tempio evangelico. Se invece entri e vedi una funzione calma e controllata oppure un servizio che assomiglia molto ad una Messa Cattolica light, proabilmente sei in una chiesa protestante mainline.

Gli evangelici tendono ad essere fortemente repubblicani, mentre i mainline e i cattolici sono divisi fra repubblicani e democratici. I fedeli delle chiese di ascendenza afroamericana, infine, sono fortemente democratici. Per decenni, la destra statunitense ha fatto uno sforzo enorme per unire politicamente i cattolici e gli evangelici, stumentalizzando l’antiabortismo come tema unificante. E, fino a un certo punto, ha funzionato. Storicamente, i cattolici del mio paese non hanno un orientamento politico comune, anche se questa tendenza è cambiata negli ultimi decenni.

Esiste oggi nelle chiese cattoliche statunitensi una forte tendenza, per niente ubiquitaria ma certamente presente, verso la destra. Non si tratta solo di uno spostamento generazionale, ma anche di un cambiamento proprio nella composizione della popolazione cattolica del paese. Sono tantissimi i cattolici americani che hanno smesso di frequentare la Chiesa, spinti dall’adesione a posizioni politiche progressiste o addirittura di sinistra. Fra gli altri, questo è stato anche il mio caso.

Parallelamente, si è assistito a un numero record di americani convertitisi al cattolicesimo negli ultimi decenni, spinti da motivazioni opposte. Si tratta per lo più di ex-evangelici e nuovi cattolici conservatori come il Vice-Presidente J.D. Vance, attratti dalle strutture e tradizioni più rigide della chiesa di Roma. In un certo senso, quindi, cattolici ed evangelici si sono avvicinati a progetti politici comuni che, in alcuni casi, sono stati portati avanti letteralmente dalle stesse persone che si sono spostate da una religione all’altra.

E quindi cosa succede quando un presidente fortemente appoggiato dalla base evangelica se la prende con il leader dei cattolici di tutto il mondo? Secondo me, molto meno rispetto a quello che un Europeo si aspetterebbe. Certo, ci sono sondaggi che suggeriscono un leggero declino nell’appoggio a Trump tra i cattolici americani, ma chissà quanto durerà? Era già chiaro da anni che Trump non rappresentasse nessuno dei valori che ci hanno insegnato a catechismo. Per i cattolici l’hanno già votato comunque in passato, in spregio di alcuni dei valori fondamentali espressi tanto dal Vangelo quanto dalla Chiesa di Roma, che cosa può essere cambiato veramente oggi?

E poi, chi descrive il voto cattolico americano come “swing vote” essenzialmente si sta sottovalutando una cosa molto importante: quello cattolico non è mai stato un fronte di voto unitario in questo paese come lo è in Europa o in America Latina. Non esiste e non è mai esistito nella storia contemporanea degli USA un “voto cattolico” inteso come azione di gruppo. Esistono le tendenze di voto, certo, ma ci sono molti altri fattori con un’influenza assai più forte sulle scelte politiche dei cattolici: la provenienza geografica, la classe sociale, il livello di istruzione, l’etnia, il genere, la fascia d’età.

Il voto dei cattolici americani nelle ultime tre elezioni presidenziali. Photo credit: National Catholic Reporter.

E’ semplicemente un fatto storico: l’identità confessionale e le pratiche religiose non hanno mai determinato le scelte politiche dei cattolici nordamericani a livello nazionale. Negli Stati Uniti non c’è mai stato un partito di matrice esplicitamente cattolica come la Democrazia Cristiana in Italia, e neppure un partito cristiano di marca interconfessionale come la Christlich Demokratische Union in Germania.

Costruita attorno ad un sistema elettorale sostanzialmente bipartitico, la democrazia americana non ha mai avuto un “centro” di ispirazione cristiana in opposizione ad una destra ed una sinistra laica. Esisteranno eccezioni individuali: non so quante persone conoscevo da giovane che votavano repubblicano puramente per opposizione al diritto di aborto, o almeno così dicevano. Ma statisticamente non possono che essere una minoranza, visto che il 60% dei cattolici statunitensi, in base alle statistiche, oggi vorrebbe l’aborto legale.

La distribuzione dei cattolici nelle città americane dove la fede nella Chiesa Romana è maggiormente radicata nel 2020. Photo credit: Xenos Jewerly.

Chi frequenta la Messa con regolarità si sarà certamente offeso per i recenti commenti di Trump nei confronti di Leone, e ancor di più per il suo autoritratto fatto con l’AI nei panni di Gesù. Ma se Trump sta di fatto perdendo il “voto cattolico”, qualora esso esista in America, non è per questa ragione. Lo sta perdendo perché questo Presidente sta portando avanti una guerra disastrosa, ingiusta, e fortemente impopolare, la quale sta spingendo il paese, così come il resto del mondo, verso una crisi economica di dimensioni (quelle sì) decisamente bibliche.

Ah, e anche perché, come mostrerebbero gli Epstein files, questo Presidente è anche un pedofilo. Insomma, se Trump sta perdendo il cosiddetto “voto cattolico” è per gli stessi motivi per i quali sta iniziando a perdere anche quello di moltissimi altri cittadini di qualunque altra fede.

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