L’ICE di Trump: una milizia privata spacciata per polizia

Se c’è una lezione che la storia dei regimi autoritari ci ha insegnato, e che continuiamo ostinatamente a ignorare, è che la discesa nell’abisso non inizia mai con un’esplosione improvvisa. Inizia con una firma su di un documento burocratico, magari battezzato con un nome grottesco, e finisce con uomini in uniforme che non rispondono più alla legge, ma solo al “Capo”. Quello a cui stiamo assistendo negli Stati Uniti con l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) sotto la seconda amministrazione Trump non è una semplice riforma amministrativa. È la costituzione di una milizia privata, finanziata con 30 miliardi di dollari dei contribuenti e plasmata a immagine e somiglianza di una retorica violenta.

Mark Fisher scriveva che è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo, ma ho la vaga impressione che la realtà stia doppiando a destra la distopia cyberpunk. Oggi siamo entrati in una fase in cui è più facile accettare la militarizzazione della vita civile che immaginare una politica migratoria umana. L’ICE non è più polizia: è un esercito di occupazione interna.

Uno dei corridoi del quartier generale dell’ICE, presso Washington DC. Photo credit: The Washington Post via Getty Images.

Il punto di non ritorno ha una data precisa: 4 luglio 2025. Mentre il paese era distratto dai fuochi d’artificio per l’Indipendence Day, veniva firmato il One Big Beautiful Bill Act (OBBBA). Il nome sembra uscito da una parodia del Saturday Night Live, ma le conseguenze sono terrificanti. Questa legge ha bypassato ogni controllo del Congresso per iniettare circa 30 miliardi di dollari direttamente nelle vene dell’ICE. L’obiettivo? Raddoppiare l’organico in meno di dodici mesi, portandolo da 10.000 a oltre 22.000 unità operative. Chiunque abbia mai gestito un’organizzazione complessa sa che una crescita del 100% in tempi così ristretti è una ricetta per il disastro. Non stai selezionando i migliori, stai prendendo chiunque sia disposto a indossare una divisa e a non fare domande. Si parla di circa 150 miliardi di budget investito fino al 2029.

La vera mutazione genetica dell’agenzia avviene infatti nel reclutamento. L’ICE ha abbandonato i canali istituzionali per andare a pescare direttamente nel brodo primordiale del radicalismo americano. I banchetti di arruolamento sono spuntati alle fiere delle armi, nei circuiti NASCAR, e sono stati promossi incessantemente attraverso l’ecosistema dei podcast della “manosphere”.

Non cercano agenti di pace. Cercano “guerrieri”. Per attirarli, hanno messo sul piatto bonus alla firma fino a 50.000 dollari e, cosa ben più grave, hanno piallato i requisiti d’ingresso. I controlli sui precedenti penali sono diventati una formalità: uso di droghe e “piccoli reati” non sono più ostativi. E qui si apre una voragine inquietante: diverse fonti indicano che persino le segnalazioni per violenza domestica (storicamente un indicatore predittivo di abuso di potere in divisa) non siano più considerate un parametro automaticamente escludente. Se sei aggressivo a casa, sembrano suggerire i nuovi standard, potresti essere esattamente ciò che serve per le deportazioni di massa.

Banchetto di reclutamento dell’ICE ad una fiera campionaria in Texas. Photo credit: The Boston Globe.

A tal proposito è interessante come qualche mese fa l’ICE abbia deciso di utilizzare come testimonial per il reclutamento l’attore Dean Cain. Cain è un ex professionista di media fascia, ormai caduto quasi nel dimenticatoio, che in passato è stato famoso per aver interpretato Superman nel telefilm “Lois and Clark” negli anni ’90. Come altri ex volti noti di quel periodo, ha provato a trovare un nuovo canale di popolarità radicalizzandosi a destra. Si tratta di un pattern abbastanza diffuso in USA, con altri casi provenienti da un un background simile, come Kevin Sorbo (Hercules), Kirk Cameron (Genitori in blue jeans) o la più giovane Gina Carano, addirittura arrivando a Hollywood con Zachary Levi. In genere non funziona, ma rimane ultimo tentativo di rimanere visibili sul viale del tramonto come avviene in Italia per la Cuccarini o Montesano.

Cain è un sessantenne fuori forma, probabilmente con problemi più o meno gravi di alcolismo stando ad alcuni indicatori somatici, e comunque si è prestato a uno spot in cui eseguiva un percorso a ostacoli, mostrando una difficoltà nell’esecuzione e una impreparazione fisica da rimanere a bocca aperta. Il video dura solo 17 secondi ed è ragionevole pensare che la parte divulgata fosse la meno imbarazzante. Inoltre nei giorni successivi l’attore ha dichiarato di essersi infortunato durante le riprese. Come è possibile che una simile squalificante esibizione sia stata ritenuta adeguata alla promozione del reclutamento? Nessuna professionista avrebbe mai distribuito sui media quel tipo di contenuto se non a fini satirici. Ma il video ha funzionato benissimo perché si rivolgeva esattamente al pubblico target di loro interesse, uomini in condizioni fisiche e psicologiche precarie, con una disperata voglia di dimostrare qualcosa. E disperazione e armi da fuoco, si sa, non andrebbero abbinate.

Una volta reclutati questi “guerrieri”, come li prepari? E’ semplice: non li prepari. L’addestramento è stato macellato, ridotto da 6 mesi a soli 47 giorni. Perché 47? Per un omaggio servile (l’ennesimo) a Trump, il 47esimo Presidente. Siamo di fronte alla politica che diventa liturgia, dove la sicurezza pubblica viene sacrificata sull’altare della vanità del leader. In queste poche settimane, i temi dell’addestramento sono stati stravolti. Via il diritto costituzionale, via le tattiche di de-escalation, via i diritti umani. Tutto il focus è su cose come combattimento urbano ravvicinato (CQB), tattiche di irruzione aggressiva, uso letale delle armi da fuoco.

Stanno mettendo fucili d’assalto in mano a persone con meno formazione di un bagnino (con tutto il rispetto per quelli, che le vite le salvano), ma con l’autorizzazione federale a usare la forza letale.

Non serve essere dei teorici del complotto per capire che il sistema è saltato. A confermarlo sono le voci interne. In una recente intervista rilasciata a Politico, l’ex direttore ad interim dell’ICE, John Sandweg, ha lanciato un allarme chiarissimo: “Tutto questo è senza precedenti. Non credo che abbiamo mai visto uno sforzo di applicazione delle leggi sull’immigrazione a livello nazionale come questo”. Sandweg, che non è certo un pericoloso anarchico, sottolinea come la strategia dell’amministrazione Trump abbia “premuto l’acceleratore” sui raid, portando a “spazzate ampie e indiscriminate per massimizzare gli arresti, indipendentemente dalla fedina penale delle persone”.

La prova ulteriore di questa deriva? Guardate cosa è successo a Camarillo, California, nel luglio 2025. Agenti federali hanno bloccato i manifestanti durante un raid in una fattoria di cannabis autorizzata. Non stavano inseguendo criminali violenti. Stavano militarizzando un conflitto tra legge statale e federale, usando la forza per intimidire lavoratori e cittadini in un settore legale. È la dimostrazione che l’obiettivo non è la sicurezza, ma la proiezione di forza bruta e la creazione del caos per giustificare militarizzazioni di aree urbane. Ne ho già parlato.

Il progetto di militarizzazione non si ferma agli agenti. Con le Citizen Academies, l’ICE sta addestrando civili alle tattiche di arresto e immobilizzazione. Ufficialmente è “community engagement”, ma i documenti trapelati raccontano un’altra storia: è la creazione di una rete di vigilanti e informatori. Si sta sdoganando l’idea che la caccia al migrante sia uno sport di cittadinanza, un dovere patriottico da svolgere nel tempo libero. È la frammentazione del monopolio della violenza, distribuito a chiunque abbia abbastanza rabbia e voglia di sentirsi potente.

Questa deregulation della forza ha già prodotto i suoi mostri. I casi di violenza opaca si stanno moltiplicando, spesso coperti dal silenzio istituzionale. Il caso più eclatante è quello di Renee Nicole Good, cittadina statunitense uccisa durante un’operazione condotta da queste nuove unità “d’assalto”. La dinamica non è avvolta nel mistero, il video è chiaro nono stante la percezione fideistica pesantemente alterata dei MAGA che usano la negazione dell’accaduto come test di fedeltà al leader.

Nei giorni successivi all’omicidio della Good, il vice presidente JD Vance ha diffuso il video realizzato con lo smartphone durante l’accaduto dallo stesso agente che ha sparato, Jonathan Ross, il quale mostra la Good amichevole e l’agente che la chiama “fuckin bitch” dopo averle piazzato tre proiettili in corpo. Anche in quel caso, come nel video promozionale di Cain, nessuno sano di mente avrebbe pensato che la divulgazione di materiale simile avrebbe deposto a favore del governo e dell’ICE.

Neanche Vance è così stupido. E probabilmente lo hanno distribuito ugualmente perché sanno che i loro fedeli vedranno solo quello che il credo MAGA gli dice di vedere, ma anche (soprattutto?) per mostrare alle potenziali nuove reclute che, sì, siete oltre la legge, oltre la morale. Siete protetti da ogni forma di conseguenza e lesbiche come quella devono abbassare la cresta con voi, se no vengono sparate. Non è un caso isolato. Ex direttori dell’ICE denunciano che l’aumento delle sparatorie è un “prodotto diretto” del cambio di gestione.

Poi c’è l’occupazione di McArthur Park. Non un semplice arresto, ma una vera e propria operazione militare in uno spazio pubblico, cuore della comunità migrante di Los Angeles. Agenti in assetto da guerra hanno sigillato il parco, terrorizzando famiglie e residenti in una dimostrazione di forza che aveva poco a che fare con la legge e molto con l’intimidazione politica. È il messaggio che conta: nessuno spazio è sicuro, nessuna comunità è intoccabile.

L’ICE di Trump non è un’agenzia di polizia. È uno strumento politico rozzo e brutale, progettato per operare al di fuori delle normali restrizioni democratiche all’interno di scenari fittizi. Se accettiamo che la narrazione della “sicurezza” sia solo quella governativa (non è un caso che l’ICE sia schierata quasi unicamente in città ad amministrazione Democratica) e giustifichi milizie private, addestramenti farsa e omicidi impuniti, abbiamo già perso la democrazia. Ci resta solo la divisa. Lo abbiamo visto già succedere diverse volte nel corso della Storia e non è mai finita benissimo.

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