Il Super Bowl delle polemiche: musica, sport e dissonanza

Non sono tifosa, ma quest’anno guarderò il Super Bowl. Nell’intermezzo della partita di football più famosa d’America, ci suonerà Bad Bunny, un cantante che mi piace moltissimo. Mesi fa, ho guardato lo stream dell’ultimo della serie di 31 concerti che tenuto a Puerto Rico e devo dire che è stato pazzesco. E poi si esibiranno anche i Green Day, la band punk della mia adolescenza, mettendo così assieme uno show che farà incazzare tutte le peggio persone del mio paese, dal Presidente in giù. Ma scherziamo? Da un punto di vista a stelle e strisce, potrebbe davvero essere l’evento dell’anno.

Ma facciamo un passo indietro, per capire meglio di cosa sto parlando. Non so quanto sappiano i miei lettori italiani di questa strana tradizione nazionale del mio paese. Il Super Bowl è la partita che determina ogni anno i campioni del National Football League (NFL), la Lega Nazionale del Football Americano. E’ quindi il singolo match più importante dello sport più seguito del paese.

Ma non si tratta solo di sport, e non bisogna essere tifosi di football per guardarlo. Le grandi aziende americane, e spesso anche quelle internazionali, pagano fino a dieci milioni di dollari per inserire spot originali di qualche manciata di secondi, realizzati appositamente per l’occasione, durante la trasmissione dell’evento. Questo perchè il Super Bowl viene visto ogni anno da circa 130 milioni di persone, le quali il giorno dopo discuteranno di questi spot come se fossero candidati agli Oscar.

Persino la FIAT ne ha realizzati alcuni per varie edizioni del passato, con risultati artistici spesso discutibili.

E poi ovviamente c’è la sacra tradizione dell’Halftime Show. E’ un grande concerto pop che si fa a metà partita, che viene affidato a uno o più fra i musicisti più amati del paese. Lo hanno fatto Kendrick Lamar l’anno scorso e Usher nel 2024, per esempio, e quest’anno lo farà quel certo Benito Antonio Martínez Ocasio, detto Bad Bunny, di cui sopra. Tenetelo bene a mente, perchè ci ritorneremo.

Insomma, immaginatevi un evento a metà fra una finale di Coppa Italia sotto steroidi e il Festival di Sanremo, il tutto però intriso di commercialismo spinto All-American. La gente organizza i Super Bowl parties con tanto di cibi tradizionali come le ali di pollo fritte in salsa piccante, i nachos, i pigs in a blanket (ovvero piccoli wurstel in crosta di pasta sfoglia) e tanta altra roba molto amata dai cardiologi. In breve, il Super Bowl è una festa nazionale non ufficiale.

Questo Super Bowl è, quindi, a very big deal. Proprio per questo una serie di polemiche hanno seguito l’annuncio dello show di Bad Bunny a settembre. Infatti questo artista, di fatto americano, canta in spagnolo e, proprio quest’anno, è stato il primo cantante a vincere un Grammy con un album registrato interamente in quella lingua, la seconda più parlata negli USA.

I soliti idioti dell’internet si sono lamentati di questa scelta perché loro, personalmente, non capiscono lo spagnolo, trascurando che dal monolinguismo si può sempre guarire. La questione però ha suscitato reazioni, e persino insulti espliciti, anche da diverse figure dell’amministrazione Trump e da parte del mondo Repubblicano tramite le solite telecamere di Fox News, oramai sempre più simile alla Rete 4 di Emilio Fede dei bei tempi andati.

Non è semplice misurare le reazioni negative della gente in vicende come queste, visto che buona parte degli autori dei commenti che leggiamo sui social semplicemente non esistono, ma di sicuro qualcuno si è incazzato. Ad esempio Kristi Noem, segretaria di Homeland Security; quelli di Turning Point USA, che minacciano un concerto rivale “all American” (come se non lo fosse El Conejo stesso, portoricano e perciò cittadino statunitense); e ovviamente anche l’uomo più permaloso al mondo, quello con la faccia arancione. Il motivo è tanto banale e previdibile quanto razzista: il Coniglio nostro non sarebbe abbastanza “americano” per quest’evento nazionale e, soprattutto, non canta in inglese.

Parole dure di un uomo davvero strano. Photo credit: Music News.

l’NFL non è proprio mai stata un’organizzazione nota per l’integrità. Sta quindi diventando “woke”, come temono quelli di Fox News? Oppure un grande attore culturale del paese come la NFL ha finalmente deciso di tirare fuori le palle davanti a un capo di stato autoritario, instabile e xenofobico? Uno che manda una milizia razzista ed ideologizzata a terrorizzare il pubblico e ad amazzare a sangue freddo chi le si oppone? Ma magari! Non ci vuole però Sherlock Holmes per capire il vero motivo per il quale l’NFL ha scelto Bad Bunny, resistendo alle lamentele della destra: è uno degli artisti più ascoltati al momento sul pianeta Terra, ed è da un po’ che la lega del football americano mira a raggiungere il pubblico internazionale.

Quest’anno l’NFL ha giocato sette partite fuori dagli States in città come Sao Paulo e Londra, promuovendo così ulteriormente una fanbase latinamericano che già da anni è in costante crescita sia dentro che fuori il paese. La scelta di Bad Bunny è quindi una decisione commerciale. Se all’Halftime Show ci metti un cantante country, il Super Bowl se lo guarda solo chi lo avrebbe già guardato in ogni caso. Se ci metti il re della trap latina, se lo guardano anche milioni di altre persone che se ne fregano di chi gioca come quarterback per i Seattle Seahawks. Già ho perso conto dei miei studenti che, questa settimana, mi dicevano che seguiranno l’evento quest’anno solo per lui, perchè “chi se ne frega dei New England Patriots?”

A parte questo Super Bowl, Bad Bunny si esibisce ormai solo all’estero e nella sua nativa Puertorico. Se si esibisse altrove negli USA, dice il cantante, il rischo che l’ICE possa aspettare i suoi fan fuori dei concerti sarebbe troppo alto. Ha ragione. Già l’ICE rapisce le persone dalle scuole, dai posti di lavoro, dalle strade, e lo fa pure con i cittadini statunitensi. Potete immaginare cosa potrebbe fare ad un raduno di migliaia di fan principalmente latinamericani? Non a caso, è già stato annunciato da fonti governative che agenti dell’ICE potrebbero essere presenti anche al Super Bowl.

Chi ha visto i Grammy dello scorso weekend o il videoclip per “Nuevayol” sa che il cantautore è apertamente critico nei confronti del regime attuale. Oltre l’Halftime Show di Bad Bunny, l’NFL ha poi annunciato un’altra performance fatta su misura per far incazzare i Repubblicani.  Come ricordavo prima, i Green Day suoneranno all’inaugurazione dell’evento. La stessa band che fa discorsi contro Trump a ogni concerto dal 2016. La stessa band che cantava contro Bush all’epoca delle bombe su Baghdad. La band che ci ha regalato American Idiot. Che ti piaccia o no la musica punk, è difficile immaginare una scelta più azzeccata al momento.

Bisogna, però, riconoscere i limiti di tutto ciò, magari anche con un certo cinismo. L’identità e la politica sono due cose ben diverse, e nessun gruppo è monolitico. Non posso dire cosa possa provare guardando Bad Bunny al Super Bowl qualcuno che si identifica con lui. Però è anche vero che conosco diversi latinamericani negli Stati Uniti che hanno votato per Trump e che preferirebbero ascoltare musica country.

E poi, per quanto io ami la musica pop, specialmente quando si impegna (ho un quadro con un testo di De André appeso davanti a me mentre scrivo), so che questa non ci salverà. Nessuno dei messaggi politici nell’Halftime Show di Kendrick Lamar l’anno scorso ha alterato il percorso della storia, e non lo farà nemmeno Bad Bunny. Il giorno dopo quello che sarà l’Halftime Show politicamente più bello di sempre, i suoi fan continueranno a essere trascinati via dalle loro vite per il solo crimine di essere nati nel posto sbagliato.

Il che non vuol dire che la musica non importi. Il senso di gioia, di appartenenza, di catarsi o anche solo di dissonanza dalla narrativa dominante che darà questo grande evento non sarà triviale. Per una breve serata, una delle più importanti dell’anno in questo paese, l’America sarà anche questo. Non è molto da offrire al mondo, ma è già qualcosa.

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