“5 Segreti”: plasmare il dolore attraverso la scrittura di una favola

Il prossimo dicembre uscirà in libreria “5 Segreti – L’Ultimo racconto di nonno Gilberto”, il primo romanzo di Maurizio Perelli, storica penna di Deep Hinterland. L’opera è già acquistabile in prevendita sul sito dell’editore, nel quale è già possibile leggerne degli estratti. Avendo avuto il privilegio di visionarlo in anteprima, mi è stato subito chiaro che non ne avrei dovuto semplicemente scriverne una recensione. Volevo davvero far capire questa favola per adulti, così come l’universo umano dal quale era emersa, a quante più persone possibile, nel modo più immediato possibile. Ho così chiesto direttamente a Maurizio di raccontarci la sua fatica e questo è quello che ne è uscito:

“Tre anni fa decisi di liberarmi una volta per tutte dalla malattia e dalla morte di mio papà. Mi ero deciso a scrivere l’antropologia del suo cancro, unendo il dolore alla formazione. L’impegno su Deep Hinterland stava in quei giorni permettendo alla mia penna di funzionare di nuovo a dovere e credevo fosse una buona idea, per provare a stare un po’ meglio senza spendere un mutuo in analisi.

Ci ho provato, sapete, ad andare in analisi. Purtroppo io vengo dalla provincia, tendiamo a raccontarci meglio al barista. Al limite al prete, quando le analisi ci dicono che è ora di piantarla coi Campari. E così una moglie, o la cosa più prossima a essa, fa leva sulla nostra paura di morire per trascinarci addirittura a Messa, tra lo sguardo divertito dei nostri compagni di ciarle, briscole e bestemmie rimasti al tavolino del bar. Moriremo tutti, ma qualcuno senza arrendersi all’odore di sacrestia. Resistente, ma certamente più spaventato.

Maurizio Perelli, autore del romanzo “5 Segreti – L’Ultimo racconto di nonno Gilberto”.

Scrivere della malattia di mio padre fu una delle tante idee sbagliate, quei momenti ricorrenti nella mia vita in cui sopravvaluto le mie capacità. Tipo quella volta che, dopo tre mesi senza sigarette a correre cinque chilometri al giorno, mi passò per la testa l’idea bislacca di partecipare ad un’Ultramaratona. Ideai un severo programma di avvicinamento all’obiettivo, salvo ritrovarmi una settimana dopo coi tendini in fiamme, sul lettino di un fisioterapista estremamente divertito. Il passo proporzionale alla propria gamba è una di quelle cose che dovremmo sempre tenere a mente, prima di pensare a un’impresa.

La penna, per domare la malattia, deve essere una penna allenata, un fascio di nervi saldi, che altrimenti i ricordi escono dalla pagina e ti saltano al collo, spalancano le loro fauci e ti mangiano la testa. È una penna che deve scavare in un pozzo che dovremmo poi essere capaci di chiudere con una pietra grande abbastanza, invece di cedere alla tentazione d’affacciarci giù, a guardare come ancora ribolle tutto quel male. I salvati si separano dai sommersi solo per la capacità che hanno di tenere testa alla scrittura, che è un bufalo indomito che solo in pochi riescono a rimanere attaccati alla sua groppa.

Gli avevo messo perfino un titolo, a quella storia lì del mio babbo che muore: “I crochi”. Uno dei fiori preferiti dal vecchio. Che vecchio non era. Ma quel materiale che avevo dentro, una volta finito grossolano sulla pagina, diveniva sempre e comunque davvero una cosa impossibile da maneggiare. Troppi odori, prima di tutto. I disinfettanti degli ospedali, frequentati troppo a lungo. L’odore delle creme per il decubito, che se non le spalmi bene tirano fuori la peggiore delle puzze, quella della carne viva putrefatta, preludio di morte. E poi gli sguardi, di chi lascia la vita tra le persone amate…no, non è roba che puoi tirarci su una struttura di romanzo. È roba che può solo farti male, farti precipitare giù nel pozzo.

Pensai di lasciar perdere, quando invece mi venne un’idea. Prendere tutto questo schifo e plasmarlo, prima di tutto. Renderlo un’altra cosa. Sfilettarlo con la penna. Ricamare. Pensai a mio figlio appena nato ed ebbi la netta urgenza di scrivere una favola. Ma non per lui. Per me. Perché mi rendevo conto che il mio dolore si alimentava della mia disillusione. Lui aveva una cosa che io non avevo: l’ingenuità. La bellezza assoluta nello sguardo. È così, da questa idea, da un’urgenza che d’un tratto smise gli abiti neri del lutto per vestirsi a festa, che nasce “5 Segreti, l’ultima storia di nonno Gilberto”. Una favola moderna per bambini cresciuti. Perché anche la morte può essere l’occasione per sognare sogni belli. Se ci sono i draghi? Chiaro che sì, altrimenti che favola sarebbe.”

“5 Segreti – L’Ultimo racconto di nonno Gilberto” di Maurizio Perelli” di Maurizio Perelli è acquistabile in prevendita a questo link

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