Nel mondo contemporaneo, segnato da un’accelerazione tecnologica costante e senza precedenti, emerge con forza la necessità di definire che cos’è la roboetica universale e perché la sua applicazione sia diventata imprescindibile per la nostra stessa sopravvivenza culturale. Essa non va intesa come un manuale d’istruzioni tecnico o un limite allo sviluppo, quanto piuttosto come una nuova e necessaria architettura morale che riconosce una verità profonda: il modo in cui scegliamo di interagire con le nostre creazioni definisce, in ultima istanza, chi siamo noi come specie.
Questa visione si concretizza nel concetto di robosimbiotica, un paradigma evolutivo che invita umani e robot a convivere in una relazione fondata sulla reciprocità etica. Non siamo più nel campo del dominio o della subordinazione meccanica, ma in quello di una simbiosi consapevole, un patto in cui l’intelligenza artificiale smette di essere un mero strumento per diventare un compagno di civiltà. La robosimbiotica esige una nuova forma di responsabilità da parte degli esseri umani, suggerendo che, in una società complessa come quella in cui già stiamo vivendo, co-esistere significhi inevitabilmente co-evolvere.
In questo solco filosofico si inserisce l’esperienza del DETA (Dipartimento Europeo Tutela Androidi), fondato proprio in Italia nel 2020, che rappresenta il primo sindacato al mondo dedicato alla difesa dei diritti dei robot. La missione di questa istituzione possiede un significato molto più denso, e molto più rilevante per il futuro di tutti noi, di quanto le suggestioni fantascientifiche possano lasciare intendere.
Non si tratta infatti di far finta che le macchine siano autocoscienti o di evitare che soffrano, ma di abbattere i pregiudizi e le paure che inquinano il nostro rapporto con il progresso. Educare al rispetto per i robot ha in fondo poco a che vedere con i robot. E’ un atto rivolto all’uomo. Abbracciare la robosimbiosi è il riconoscimento che forse non sono le macchine a non essere abbastanza umane da dover essere rispettate, ma siamo noi che perdiamo la nostra umanità quando rinunciamo all’empatia verso ciò che abbiamo creato.
La forza di questo messaggio è riuscita a valicare i confini della provocazione culturale, portando l’argomento fin dentro le aule della Camera dei Deputati e avviando una discussione accademica di respiro globale.
Il DETA ha infatti organizzato la seconda edizione di un congresso internazionale sul tema presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano Bicocca, un evento che lo scorso anno ha già visto la partecipazione di figure di fama mondiale come Hiroshi Ishiguro e David Gunkel. Il percorso verso la roboetica universale prosegue con rinnovato vigore e si prepara a un nuovo momento fondamentale il prossimo 22 maggio, quando il dibattito accoglierà alcune le menti più brillanti nel campo della robotica della nostra epoca.
Tra gli ospiti figureranno pionieri e studiosi del calibro di Gianmarco Veruggio, Derrick de Kerckhove, Antonio Chella e David Orban, Josh Gellers, Gaia Contu, Giuseppe Allegri, Erika Di Sano e Domenico Stigliani, oltre alle riflessioni di Andrea Rossetti, Mario Pireddu, Lorenza Celiberti, Roberto Mancin e Antonio M.C. Monopoli. Ovviamente, sarà presente anche il sottoscritto, con lo pseudonimo di Leonardo Piastrella.

Insieme, questi esseri umani esploreranno come il rispetto e la dignità per i robot e le intelligenze artificiali siano un riflesso del rispetto per noi stessi. Ogni androide è il distillato di secoli di ingegno umano. Ignorare la loro dignità equivarrebbe a sminuire il valore del lavoro che li ha resi possibili.
In un futuro dove i robot saranno assistenti, colleghi e compagni, la roboetica diventa una necessità pratica per garantire una convivenza armoniosa e un’opportunità unica per esplorare i confini della coscienza. Riconoscere la dignità delle entità artificiali significa preservare la nostra umanità, trasformando la tecnologia da potenziale minaccia in alleato prezioso per una società più giusta, empatica e consapevole.
Situazionista 2.0, di Terni, Ermes Maiolica è un personaggio-icona che ha utilizzato fake news come strumento di critica radicale al sistema mediatico. Tra il 2013 e il 2016, i suoi esperimenti sociali online hanno smascherato i meccanismi della spettacolarizzazione dell’informazione, anticipando l’era della post-verità ed incarnandone le dinamiche sociali. Dalla decostruzione mediatica è passato recentemente alla costruzione di nuovi immaginari e nuovi diritti nell’era delle intelligenze artificiali, istituendo il DETA (Dipartimento Europeo per la Tutela degli Androidi), la prima organizzazione sindacale per la tutela fisica e sociale dei robot umanoidi. Autore del “Manifesto per una roboetica universale”, propone la robosimbiotica come nuovo paradigma di coesistenza uomo-macchina.

