Da Venezia agli Oscar: diamo un’occhiata al cinema di domani

Il Festival di Venezia, come ogni anno, è un’occasione preziosa per cercare di cogliere gli scenari dominanti ed i possibili protagonisti della prossima stagione cinematografica, che partirà dai primi giorni di autunno, spingendosi fino alla premiazione degli Oscar, il periodo più caldo per ogni appassionato di cinema. Anche quest’anno la mostra del cinema di Venezia è riuscita, infatti, a farsi specchio del mondo: temi, dilemmi e immaginari si sono intrecciati, dando vita a un coacervo di suggestioni.

Ho avuto il piacere (e talvolta il dispiacere) di vedere una trentina di film quest’anno a Venezia, tra Concorso ufficiale, sezione Orizzonti e Fuori concorso. Proverò quindi a costruire un “listone” di consigli e sconsigli, utile per orientarsi tra i titoli che arriveranno nei prossimi mesi nelle sale e nelle piattaforme on demand.

After the Hunt, di Luca Guadagnino

Guadagnino rimane uno dei pochi registi contemporanei capaci di coniugare un ritmo creativo serrato (con uno, talvolta due film all’anno) ed una qualità sempre alta. La sua produzione non scivola mai nella semplice “maniera”, ma evolve verso una maturazione sempre più compiuta all’interno del proprio discorso poetico. In questo film sceglie di affrontare un tema di stringente attualità: la ricerca della verità attorno a episodi di violenza e abuso, assieme alle conseguenze che ne derivano. Da una parte i traumi delle vittime, dall’altra le “cancellazioni” pubbliche e i licenziamenti che colpiscono i presunti colpevoli.

After the Hunt appare come un film speculare al suo recente Challengers (2024). Se lì il triangolo si consumava nella tensione dei corpi, negli sguardi e nei desideri che deflagravano nello spazio dell’arena sportiva, qui il triangolo è interiore, congelato, e il conflitto si sposta sul piano della parola, del silenzio e del dubbio. Guadagnino utilizza ancora una volta il montaggio come strumento di risonanza e frizione, formalizzando visivamente dialoghi, frattura, incontri e scontri tra individui. La verità così si fa opaca, sfuggente, intrecciata alle contraddizioni dei personaggi, annidata nei loro silenzi. Una verità, quindi, che rimane inafferrabile.

Uscita: 16 ottobre 2025, al cinema
Lo consigliamo? Assolutamente sì

Frankenstein, di Guillermo Del Toro

Guillermo del Toro riesce finalmente a fare il suo adattamento di una delle opere gotiche più celebri di sempre, pilastro anche del suo immaginario personale. Purtroppo, però, il film convince poco. Come in molte delle sue produzioni più recenti, prevale la scelta del melodramma, senza riuscire a cucirgli addosso la giusta intensità emotiva. Del Toro si rifugia nell’estetica e nella forza del mito originario, ma fatica a imprimere una sua reale visione o un contributo originale alla storia.

Interessante la decisione di affidare la creatura a uno dei sex symbol del momento, Jacob Elordi. Eppure, questo “mostro” appare fin troppo patinato, incapace di trasmettere inquietudine o ambiguità. Ne risulta una figura priva della necessaria mostruosità. Anche l’apparato visivo, solitamente il punto di forza del regista, qui si limita a qualche costume suggestivo e a scenografie curate, ma senza mai raggiungere una vera forza evocativa. Il risultato finale, tra combattimenti goffi, happy endings stucchevoli e una durata eccessiva, lascia la sensazione di un prodotto debole, più vicino a un live-action Disney che a una rilettura d’autore del classico di Mary Shelley.

Uscita: 7 novembre 2025, su Netflix
Lo consigliamo? Assolutamente no

No Other Choice, di Park Chan Wook

Sembra che, dopo l’Oscar a Parasite e il successo planetario di K-drama e serie come Squid Game, il cinema coreano abbia codificato un linguaggio capace di intercettare e soddisfare il gusto occidentale, creando una vera e propria “maniera”. Il nuovo film di Park Chan-wook si inserisce pienamente in questa tendenza. Ha tutti gli ingredienti per conquistare il pubblico internazionale: la violenza, la riflessione sulla lotta di classe, l’ironia da commedia nera, un cast che include volti già noti, presi anche da Squid Game.

È un film furbo e indubbiamente intelligente, ma proprio per questo appare privo di quella forza viscerale che ci si aspetterebbe da un autore affermato come Park. Nel raccontare le disavventure grottesche e macabre di un ex impiegato disoccupato, non riesce mai a emergere con efficacia. Non mantiene la tensione quando dovrebbe, spesso fallisce nel ritmo comico e nel calibrare il senso del grottesco. Il risultato è un “già visto”, che sicuramente incontrerà facilmente i gusti di molti, senza però riuscire a essere incisivo in nessuno dei suoi aspetti.

Uscita: Gennaio 2026, al cinema
Lo consigliamo? Assolutamente nì

The Wizard of Kremlin, di Oliver Assayas

Oliver Assayas, pur non essendo un regista noto al grande pubblico, è da anni una delle voci più interessanti del cinema europeo. Capace di muoversi con disinvoltura tra generi diversi, porta sempre con sé uno sguardo lucido e contemporaneo, come già dimostrato nella sua trilogia dedicata alla tecnologia. In questo caso sceglie di confrontarsi con un thriller politico di ampio respiro, che ripercorre il crollo dell’Unione Sovietica e l’ascesa di Vladimir Putin fino alla guerra di Crimea, arrivando a sfiorare la cronaca più recente.

La narrazione si costruisce attraverso lo sguardo di un fittizio spin doctor: un ex regista teatrale e televisivo che si ritrova a dover reinventare la comunicazione politica e contribuire alla rinascita di una nazione. Accanto all’interpretazione intensa e sempre memorabile di Paul Dano, sorprende il Putin interpretato da Jude Law.

La forza del film sta non solo nello spaccato storico di una Russia ambigua e complessa, ma anche nella riflessione sul ruolo degli strumenti di comunicazione nella costruzione del consenso e delle narrazioni politiche. Particolarmente affascinante è l’uso del materiale d’archivio, manipolato e intrecciato con immagini di finzione: il film stesso mette così in pratica i meccanismi di mistificazione e riscrittura che racconta. Il risultato richiama, per intensità e precisione, la serie italiana 1992, ma con un respiro più ampio, un montaggio sapiente e una lucidità encomiabile nell’affrontare temi così attuali.

Uscita: da definire.
Lo consigliamo?

A House of Dynamite, di Katherine Bigelow

Katherine Bigelow torna dietro la macchina da presa a diversi anni di distanza da Detroit, firmando un nuovo thriller serrato, che si nutre di una rinnovata paura del disastro atomico. La regista costruisce un racconto corale che segue passo dopo passo la crescente angoscia per una bomba diretta verso gli Stati Uniti, mettendo sotto la lente le istituzioni e le loro contraddizioni: lentezze burocratiche, responsabilità, indecisioni.

La “casa di dinamite” evocata dal film è la nostra epoca stessa, circondata da un numero impressionante di ordigni nucleari che la rendono fragile come un castello di esplosivo, pronto a deflagrare da un momento all’altro. Bigelow, come sempre, eccelle nel trasmettere tensione: il montaggio serrato e il ritmo implacabile riescono a scavare nelle paure e nei limiti degli stati occidentali. Dove il film mostra qualche crepa, invece, è nel tentativo di raccontare il tormento interiore dei protagonisti. Qui la narrazione rischia talvolta di scivolare nella superficialità e nella banalità, rasentando lo stereotipo del genere.

Uscita: 24 ottobre 2025, su Netflix
Lo consigliamo? Tutto sommato sì

Bugonia, di Yorgos Lanthimos

Dopo la vittoria agli Oscar, anche Yorgos Lanthimos sembra aver intrapreso il ritmo di un film all’anno. Una scelta che, a differenza di altri autori come Guadagnino, non sembra però fare molto bene alla sua poetica. Con Bugonia, il regista affronta per la prima volta il terreno del remake, ispirandosi a un’opera di origine coreana; ennesima conferma della capacità del cinema di Seul di dialogare con l’Occidente e alimentarne le narrazioni.

Il film conserva molto della linfa del cinema coreano, ma al tempo stesso rivela un’anima americana, quasi debitrice alle migliori commedie nere dei fratelli Coen. Al centro della vicenda troviamo due complottisti americani che rapiscono l’amministratore delegato di una multinazionale, convinti che si tratti in realtà di un alieno. Il loro obiettivo: estorcergli informazioni e, in questo modo, salvare la Terra da un’invasione extraterrestre.

La trama funziona, sostenuta anche dalle interpretazioni degli attori, nel mettere in scena paranoie, ossessioni e paure di un’America, e più in generale di un Occidente, sempre più in bilico, sempre più divorato dalle proprie fobie. Dove il film convince meno è nella rappresentazione dello sfondo sociale, quella periferia americana abbandonata a se stessa, che vive sospesa nelle sue illusioni, resta tratteggiata con eccessiva superficialità e dovizia di stereotipi. Lanthimos si conferma maestro nel ritmo e nella costruzione di un crescendo di tensione, ma il tutto si inceppa in un twist finale che, pur strappando qualche sorriso, finisce per deludere. La semplificazione conclusiva smorza l’incisività di una pellicola che, fino a quel momento, aveva saputo tenere alti i suoi discorsi.

Uscita: 24 ottobre 2025, al cinema
Lo consigliamo? Un nì deciso

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