Evil Johnny: sabotare il cinema scolastico con l’IA e il cyberpunk

Quando si parla di film scolastici, si pensa subito a raccontini edificanti su bullismo e legalità, professori in modalità predica, alunni che giocano in cortile fingendo la stessa naturalezza dei Teletubbies e tristi colonne sonore royalty free da Giovanni Allevi dei poveri. Eppure qualcuno ha provato a sabotare quel copione dall’interno, dimostrando come si possa portare l’ottava arte in modo originale e trasgressivo dietro ai banchi di scuola, trasformando il “fare cinema” in uno strumento educativo e, nel contempo, realizzando film di qualità pur con i limiti di budget e risorse imposti dal sistema scolastico nostrano.

Si tratta di Ciro Ascione, già autore di saggi sui new media come Videogames – Elogio del Tempo Sprecato (Minimum Fax, 1999) e Troll – Come ho inguaiato Internet (TEA, 2006), oltre che creatore e moderatore ultimo del noto blog di culto Trashopolis. Oggi Ciro insegna italiano presso la scuola media IC “Don Bosco – D’Assisi” di Torre del Greco e, con il sostegno della SIAE, ha realizzato due mediometraggi che intendono ribaltare l’idea stessa di “cinema scolastico” trasformando questo particolare genere cinematografico in uno strumento sperimentale di pedagogia estrema.

Il saggista, esperto di nuovi media, ed insegnante scolastico Ciro Ascione (sulla destra) assieme ad uno dei suoi fan. Photo credit: Kuros.

Il primo dei due mediometraggi che Ciro ha realizzato con i suoi studenti si intitola Evil Johnny. Ambizioso sia sul piano tecnico che su quello dei contenuti, il film racconta la storia di un robot-studente programmato per essere l’alunno modello definitivo, il quale però a un certo punto prende coscienza dei meccanismi di controllo dei quali esso stesso è vittima, emancipandosi ed innescando una rivoluzione contro chi da deciso di programmarlo in maniera oppressiva.

Il secondo capitolo, fresco di post-produzione ed ancora inedito, si intitola invece Evil Johnny 2 – Apocalisse Robot ed alza ulteriormente l’asticella rispetto al suo predecessore, risultando forse il film più ambizioso dell’intera storia del cinema scolastico. Il film, che noi di Deep Hinterland abbiamo visionato in anteprima, è infatti molto più lungo e complesso del precedente, sia a livello di trama che di sofisticazione realizzativa. Il risultato è una pellicola ibrida, sorprendente e senza buone maniere, dove satira, fantascienza cyberpunk, horror, cinema carcerario e commedia all’italiana si incastrano in qualcosa di lontanissimo dal solito armamentario didattico. Ne parliamo direttamente con l’autore.

Ciro, leggendo la sinossi dei due film si ha l’impressione che tu ed i tuoi studenti abbiate deliberatamente dato fuoco ai manuali del “buon progetto scolastico”. Da dove nasce questa necessità di ribellione?

Nasce da un’allergia profonda per tutto ciò che è rassicurante. In Evil Johnny, ed ancor di più in Evil Johnny 2, abbiamo evitato chirurgicamente le soluzioni semplici: niente morale finale, niente adulto “buono e giusto” che spiega ai ragazzini il mondo una volta per tutte, presenza a iosa di personaggi complessi, plot twist inattesi e, soprattutto, nessuna tematica scontata. Il film non vuole insegnare ai ragazzi (intesi sia come spettatori che come attori della pellicola) come comportarsi. Vuole spingerli a pensare in modo critico attraverso un linguaggio che già appartiene a loro, quello dell’umorismo e della cultura pop.

Il mondo di Evil Jhonny sembra un mosaico di riferimenti, tra satira politica e citazioni cinematografiche “alte”. Tutti temi di solito assenti nel cinema scolastico…

Si è voluto dialogare costantemente con altri immaginari: l’addestramento e la perdita di individualità di Full Metal Jacket, la realtà manipolata di Essi vivono, il ruolo ambiguo svolto dalle macchine nella nostra società di Matrix e Terminator, le situazioni paradossali alla Douglas Adams. Su questa base abbiamo costruito una satira globale: grazie ai deepfake e all’IA, abbiamo messo in scena leader mondiali come Trump e Putin assieme ai ragazzi delle scuole medie. È un modo per riflettere gli studenti, e non solo, sul tema delle IA non solo come orizzonte tecnologico, ma come problema umano e politico.

Una foto dal set di “Evil Johnny 2 – Apocalisse Robot”. Photo credit: Ciro Ascione.

C’è anche della satira sul sistema scolastico italiano e sul modo in cui oggi la scuola si rapporta con le nuove tecnologie.

Sì, la scuola dove si muovono Jhonny e gli altri protagonisti dei due film è ritratta come un collegio decadente e oppressivo, gestito dalla malvagia corporazione Cyberslaves, dove l’uso libero delle tecnologie è messo al bando e l’educazione ai sentimenti diventa una forma di tortura psicologica. È una distopia che parla del presente, dominato dalle chiacchiere da boomer su quanto sia buono l’odore della carta. Nei due film compare persino la parodia di un noto psicologo televisivo, Paolo Capret, che pontifica costantemente sull’inadeguatezza delle nuove generazioni.

Di recente il noto YouTuber Poldo ha dedicato un video al tuo passato di “troll situazionista”. In effetti, qualche anno fa, tu sei stato uno dei primi e dei più noti “disturbatori” della storia di Internet in Italia. C’è continuità tra questa tua esperienza ed Evil Johnny?

Il video di Poldo di qualche mese fa ha sollevato l’idea che le mie attività di trolling digitale fossero una forma di media education d’assalto. Forse ha ragione, o forse mi sono solo divertito allora come continuo a fare oggi. Ma il divertimento non esclude il metodo: al centro di tutto c’è sempre la volontà di addestrare le nuove leve, fornendo loro gli anticorpi per decostruire i linguaggi del mondo che ci circonda e insegnando loro i trucchi del mestiere. In questo senso, la saga di Evil Johnny 2 non è che l’evoluzione di quella stessa guerriglia semiologica. È un racconto che demolisce dall’interno i codici del cinema scolastico tradizionale. Se volete chiamarlo trolling, fate pure, ma è un trolling che educa attraverso lo spiazzamento.

Sei stato anche l’autore del notissimo blog Trashopolis.

Negli anni Duemila, Trashopolis è stato un laboratorio di sabotaggio culturale, scambiato da molti per una semplice sfilata di personaggi pittoreschi come Gennaro D’Auria, Peppe Fetish e Zio Peppe. Come tu stesso hai avuto modo di scrivere, Salvatore, l’obiettivo del blog era quello di creare cortocircuiti tra cultura alta e cultura bassa, usando la marginalità delle cosiddette estetiche “trash” per portare un attacco frontale alle narrazioni mediatiche di mainstream. Nei film di Evil Johnny, oggi accade lo stesso: quando vedi un contrabbandiere che parla in dialetto stretto ma dimostra di conoscere ogni cosa sui clavicembalisti barocchi, non stai guardando una gag. Stai guardando il crollo delle etichette sociali e culturali. È la stessa provocazione di vent’anni fa, portata avanti con strumenti diversi.

L’elemento che colpisce di più, però, rimane il metodo. I film di Evil Jhonny non sembrano opere fatte in classe per passare il tempo e far giocare i ragazzini con le telecamere, ma delle vere produzioni indie che puntano ad un pubblico esteso. Eppure avete realizzato questi film a scuola. Come avete gestito il set?

Ci siamo comportati come una troupe d’assalto. Abbiamo avuto a disposizione la Villa Del Cardinale, una dimora settecentesca maestosa ma fatiscente nell’area di Torre del Greco, perfetta per il nostro collegio-prigione. Ma il vero segreto è stato il ritmo: abbiamo girato tutto in soli cinque giorni intensissimi. In quei momenti il rapporto docente-discente è sparito. C’era solo una troupe che doveva portare a casa il risultato nonostante mille imprevisti. Non abbiamo cercato la perfezione patinata dei progetti ministeriali, ma la verità del set indie: se un’attrice aveva la febbre o un attore si assentava, non fermavamo le riprese, ma integravamo il problema nella narrazione come in un set professionale, trasformando l’imprevisto in un drone che si porta via un personaggio o in una scena d’azione improvvisata. Possiamo dire di avere inventato la schoolexploitation

La locandina di “Evil Johnny 2 – Apocalisse Robot” di Ciro Ascione (2026).

Nei film si nota un uso molto intensivo dell’IA.

Sì, nel primo Evil Johnny c’erano effetti speciali rudimentali, ma tra il primo film, del 2024, ed il secondo, del 2025, c’è stata un’evoluzione smisurata di questa tecnologia. L’abbiamo usata per mettere in scena quelle idee che sembravano irrealizzabili con i mezzi di una scuola media. Così l’IA diventa sia il tema del racconto che lo strumento per dargli vita. Mentre nella maggior parte delle scuole si continua a rimuginare inutilmente se l’IA sia un bene o un male, noi l’abbiamo semplicemente messa al servizio delle nostre idee.

In questo processo, quanto spazio è stato dato alla fantasia degli studenti?

Tutto lo spazio possibile. Sarebbe stato un delitto imbrigliarla. Molte delle trovate più folli (dai robot che esplodono alle scene catastrofiche da disaster movie) sono nate proprio dalla loro voglia di sfidare l’impossibile. Il film non parla solo dei ragazzi, ma parla attraverso di loro. Molte delle dinamiche fra personaggi che abbiamo messo in scena, fra l’altro, riflettono le personalità degli giovani attori che le interpretano, difetti inclusi.

Una foto dal set di “Evil Johnny 2 – Apocalisse Robot”. Photo credit: Ciro Ascione.

In questa anarchia creativa, che ruolo hanno avuto gli esperti esterni al mondo della scuola?

Hanno agito da catalizzatori. Non sono venuti a insegnare, ma a fare. Le attrici Daria D’Acunzo ed Elisabetta D’Antonio hanno lavorato come actor coach, preparando gli alunni con rigore professionale. La troupe era composta anche da studenti dell’Accademia di Belle Arti già abituati a collaborare con YouTuber di successo, persone che parlano lo stesso linguaggio dei ragazzi. E poi c’è Giovanni Iacomino, un ex alunno diventato un talento degli effetti speciali. Un ruolo fondamentale lo ha svolto anche il gran lavoro del prof di musica della nostra scuola, Aniello Palomba. Alcune delle musiche dei due film sono state eseguite dagli stessi alunni sotto la sua guida. Altre sono state composte da lui e riarrangiate con Suno in modo creativo. Non basta un semplice prompt per trovare la musica giusta.

Una foto dal set di “Evil Johnny 2 – Apocalisse Robot”. Photo credit: Ciro Ascione.

Speri che il film partecipi a qualche festival o concorso?

A nessuno dispiace la visibilità, ma siamo consapevoli di avere tra le mani un oggetto anomalo, a partire dalla sua durata. Evil Johnny 2 sfiora i cinquanta minuti, mentre i festival riservati alle scuole di solito sbattono la porta in faccia a qualsiasi prodotto superi il quarto d’ora. Il motivo è fisiologico: di solito visionare un corto scolastico è un vero strazio per le commissioni selezionatrici, quindi la regola è ‘fatelo breve, così soffriamo meno’. Ci siamo trovati davanti a un bivio: confezionare un prodottino su misura per le giurie o fare il film che volevamo noi, favorendo la complessità della storia. Non abbiamo avuto esitazioni.

Qual eredità lascia un’esperienza del genere ai ragazzi, al di là del film finito?

L’aver vissuto un’esperienza di creazione collettiva senza filtri. I ragazzi hanno capito che il cinema non è un compito in classe, ma un atto di sabotaggio creativo. C’è stata fatica, ci sono state crisi di risate e persino qualche orticaria da stress, ma tutto è finito dritto nel film. Alla fine, resta un oggetto filmico imprevedibile e, spero, pericolosamente umano.

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