A cura di Daniele Comberiati
Che cosa sarebbe successo se…? Il “gioco” ucronico è alla base di molta fantascienza contemporanea, almeno a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Si immagina una deviazione nella storia ufficiale e si segue la linea distorta della finzione, con esiti alle volte prevedibili e altre totalmente imprevisti. E talvolta con ritorni sulla retta via, con la storia ucronica che si riassesta sulla linea reale.
Nell’Italia degli anni Sessanta, la possibilità di un colpo di stato militare era concreta, come dimostrano fra gli altri il tentativo del golpe Borghese (1970) e il Piano Solo (1964). Nel libro L’uomo dell’altro mondo. Fantascienza di un’Italia (im)possibile, pubblicato quest’anno da DeriveApprodi, abbiamo immaginato che cosa sarebbe successo se una giunta militare avesse davvero preso il potere in quel periodo.
Probabilmente non ci sarebbe stato un nuovo fascismo, almeno con le forme politiche del ventennio mussoliniano; le dittature dell’Europa meridionale di quegli anni (Spagna, Portogallo, negli anni successivi anche Grecia) mostravano modalità di gestione autoritaria del potere più sottili. Eppure una svolta autoritaria avrebbe significato un radicale cambiamento dell’Italia che conosciamo: non avremmo vissuto il 1968 e anche gli anni Settanta sarebbero stati molto diversi. Il paese, se guardiamo ad altri esempi coevi e geograficamente vicini (l’Italia democratica nel sud dell’Europa era un’eccezione, è bene ricordarlo), sarebbe rimasto isolato, anche culturalmente e socialmente e non avrebbe partecipato alle riforme dei costumi dell’epoca.
Ma come sarebbe stata la produzione culturale sotto questo ipotetico regime militare? Abbiamo preso come esempio il cinema di fantascienza per raccontare questa ucronia, perché il genere si presta perfettamente a immaginare e costruire mondi nuovi e in quel decennio (l’allunaggio è del 1969) era particolarmente popolare.
Il nostro libro quindi prende la forma di un’antologia immaginata (ma possibile, e forse per questo anche reale) dei film di fantascienza prodotti durante (o contro) la fittizia dittatura militare italiana dal 1965 al 1979, quella che noi chiamiamo l’era della “giunta Paoloni”, dal nome dell’ex consulente del Ministero dell’Interno, molto vicino ai servizi segreti del Sifar, che si ritrovò a capo del Governo. L’introduzione del volume è anch’essa ucronica: si spiegano le dinamiche attraverso le quali la giunta militare è arrivata al potere, le pratiche culturali più popolari e i contesti economici e politici in cui si producevano i film di fantascienza.
Nell’estratto, richiedibile al seguente link, troverete le schede di due film, uno a favore e uno contro il regime della giunta Paoloni, per capire da un lato la struttura del libro e dall’altro le potenzialità del genere ucronico, che, nello sforzo di re-immaginare il passato, ha il merito di farci riflettere sul nostro presente, per certi versi non così dissimile. E lo fa probabilmente ben più della distopia oggi tanto di moda, la quale rischia a lungo andare di diventare una narrazione pessimista e reazionaria.

Di seguito presentiamo la scheda di uno dei nostri film con la sua locandina e bibliografia di riferimento, tratte dalla nostra ucronia, per dare l’idea del tipo di lavoro che io ed Eugenio Barzaghi abbiamo creato.
Lo sguardo sul Purgatorio (1976)
Regia: Attilio Biseglie
Sceneggiatura: Stefano Pierantoni (dal romanzo di Jacques Spitz, L’œil du Purgatoire)
Attori: Angelo Orlandi (scrittore), Rebecca Cornari, Ugo Pastel, Fausto Lippi (sindaco), Nicola Russell.
Produzione: Rai Cinema – Davide Saulli
Musiche: La Marina Musicale
Montaggio: Studio Setti
Una delle maggiori produzioni di fantascienza italiane (all’epoca fu il secondo film europeo più costoso dell’anno) rappresenta bene i paradossi in cui agiva ormai la giunta Paoloni in Italia. Rai Cinema si impegnò con un’ingente somma, mettendo tra l’altro sotto contratto uno dei registi più noti dell’epoca (l’Attilio Biseglie già autore di Non si crivellano gli angeli del 1968) e uno degli attori più in voga, Angelo Orlandi, famoso soprattutto per il ruolo di Renzo nello sceneggiato televisivo dei Promessi sposi. Il film teoricamente sarebbe dovuto essere l’adattamento cinematografico del romanzo dello scrittore francese Jacques Spitz L’œil du Purgatoire, ma gli eredi dell’autore, tutti legati ad organizzazioni maoiste e firmatari del Manifeste del 1969, non cedettero mai i diritti alla Rai, perché direttamente legata ad uno stato “autoritaire, militaire et néo-fasciste”, come scrissero in una lettera aperta al quotidiano Libération che in Italia non venne mai pubblicata. La produzione decise così di modificare il titolo (Lo sguardo sul Purgatorio invece di L’occhio del Purgatorio, che sarebbe stata la traduzione letterale del titolo francese) e di cambiare leggermente la trama per non incorrere in problemi legali.

Nel film Sandro Ferri (Angelo Orlandi) è uno scrittore di provincia fallito (nel romanzo di Spitz il protagonista è invece un pittore), che scopre però che nelle sue storie riesce ad immaginare il futuro. All’inizio pensa di diventare ricco, prevedendo eventi a breve e medio termine, ma ben presto si rende conto di possedere in realtà un potere angosciante che gli fa vedere il mondo dopo millenni, all’indomani della sua completa distruzione. Sarà grazie all’aiuto del sindaco del villaggio in cui vive (Fausto Lippi) che Sandro riuscirà a “domare” questo suo oscuro potere, sottoponendosi a sedute di elettroshock che infine lo libereranno.
Nel film di Biseglie manca totalmente la spiegazione “scientifica” del potere del protagonista, che nel romanzo era causato da un bacillo. In Gli occhi sul purgatorio sembra quasi che siano la troppa immaginazione e la frustrazione di Sandro a fargli vedere il futuro angosciante, come se l’unico modo per vivere tranquilli consista nel sottomettersi all’autorità e al buonsenso comune. In tale ottica la figura del sindaco, rappresentante il potere centrale, è indicativa: si tratta di un personaggio che non è presente nel romanzo, ma la cui aggiunta si spiega con l’intento pedagogico, propagandistico e paternalistico del cinema di fantascienza del regime.
A livello di pubblico il film non ebbe il successo che la giunta Paoloni si aspettava, ma curiosamente rimane ad oggi la sola pellicola ispirata al romanzo di Spitz, che invece ebbe negli anni Ottanta un discreto successo in Europa. Dopo aver resistito in sala solo due settimane, il regime optò per un passaggio televisivo quasi immediato, una rarità a quei tempi, in cui avveniva piuttosto il percorso inverso. Vista la lunghezza (quasi tre ore), il film fu diviso in due puntate e trasmesso il sabato e la domenica sera del 4 e del 5 settembre su Raiuno, ma non ebbe neanche in quel caso un grande successo di pubblico.
Bibliografia
- Bigongiari, Un fiore senza gambo visibile. Jacques Spitz e la fantascienza italiana, «Italies», n. 28, 2007, pp. 36-51.
- Turchetta, Capolavori che non lo erano. I più grandi flop del cinema di regime italiano, Iacobelli, Roma 2011, pp. 76-83.

