One Hit Wonder: il colosso high tech che non ne azzecca una

Oggi Meta è un gigante che macina miliardi grazie alla pubblicità. Se però guardiamo bene a come ha sviluppato i suoi prodotti negli anni, la musica cambia. Per molti analisti, Mark Zuckerberg sarebbe il classico “one hit wonder”, cioè uno che ha indovinato un solo colpo in tutta la carriera. Dopo Facebook, pare che la strategia dell’azienda sia stata solo comprare chi cresceva forte (tipo Instagram e WhatsApp) o copiare idee altrui (pensate alle Stories di Snapchat o ai video di TikTok). Addirittura, un sondaggio su Blind dice che il 74% dei dipendenti di Meta non ne può più delle sue scelte, mentre solo il 26% si fida ancora di lui. Ok, Blind è una piattaforma anonima e il dato non è accademico, ma fa riflettere.

Questa non è solo una lezione su come gira il capitalismo da quando Reagan ha fatto a pezzi le leggi anti-monopolio. E’ la prova che se hai abbastanza soldi diventi letteralmente “troppo grande per fallire”. Puoi spararla grossa quanto vuoi; il tuo patrimonio ti proteggerà anche se butterai metà dei tuoi soldi dalla finestra. E lo farà perché, diciamocelo, ti permetterà di sfruttare il servilismo dei mercati e di un’opinione pubblica che ormai non mette più in discussione i ricchi e i potenti. Ma procediamo con ordine.

Nei primi anni della quotazione in borsa della sua azienda, i piani alti hanno provato a inventarsi di tutto oltre al solito social, finendo però per chiudere un progetto dopo l’altro. Nel 2009 hanno dovuto ritirare Beacon, il sistema pubblicitario, dopo che una class-action li ha mazzolati per come tracciavano i dati degli utenti su altri siti. Nel 2010 ci hanno provato con Facebook Email (vi ricordate gli indirizzi @facebook.com?), sperando di rubare spazio a Gmail, ma è andata malissimo. Di fatto, il sistema di email di Facebook è stato chiuso nel 2014 perché non lo usava nessuno. Nello stesso periodo volevano fare i cloni di Groupon con Facebook Deals, ma la cosa è durata appena quattro mesi.

Pure i Facebook Credits, la moneta virtuale da usare per i giochini presenti sul social, sono spariti dopo due anni. Zuckerberg voleva prendersi il 30% di commissione su questo servizio e gli sviluppatori l’hanno mandato a stendere. E che dire del mercato dei telefoni? Hanno lanciato lo smartphone HTC First con l’interfaccia “Facebook Home”, un flop totale. AT&T ha dovuto abbassare il prezzo da 99 dollari a 99 centesimi in meno di un mese per cercare di svuotare i magazzini.

Lo smartphone HTC First con l’interfaccia “Facebook Home”. Lanciato in pompa magna nel 2013, è durato pochissimo. Photo credit: RTVE.

Per dare fastidio a Snapchat, Zuckerberg ha fatto sviluppare Poke in fretta e furia (in soli 12 giorni!). Il risultato? Gli utenti l’hanno ignorata ed è stata cancellata. Poi c’è stato l’incubatore “Creative Labs”, che ha sfornato una marea di app (Slingshot, Rooms, Riff, Lifestage). Tutte finite tutte nel cestino. Persino Parse, comprata per 85 milioni di dollari nel 2013, è stata chiusa nel 2017 perché non portava un soldo a casa.

Sempre nel 2013, con il programma Internet.org (poi diventato Free Basics nel 2015), Zuckenberg diceva di voler portare internet nei paesi poveri, ma in realtà questa iniziativa riusciva a farti connettere solo con Facebook e i suoi siti satellite. Nel 2016 l’India si è stufata e ha vietato tutto dicendo che questa roba violava la neutralità della rete. In Myanmar la situazione è stata drammatica: lì Facebook era praticamente tutto internet. Nel 2015 avevano solo due moderatori che parlavano la lingua locale. L’ONU ha poi denunciato che gli algoritmi di Free Basics hanno sparso così tanto odio che oltre 700.000 persone della minoranza Rohingya sono dovute scappare in Bangladesh per salvarsi.

Nel 2018 è poi scoppiato lo schifo con il caso Cambridge Analytica. Hanno rubato i dati di 87 milioni di persone a loro insaputa per manipolare il voto sulla Brexit e le elezioni americane. Un’altro grande risultato per Zuckenberg, che ha dovuto pagare una multa mostruosa da 5 miliardi di dollari alla Federal Trade Commission americana.

Nel 2021, Frances Haugen ha vuotato il sacco portando al Congresso migliaia di carte segrete. I famosi Facebook Files hanno confermato che i dirigenti dell’azienda del nostro sapevano benissimo quanto Instagram facesse male ai ragazzini e quanto la disinformazione fosse fuori controllo, ma non hanno mosso un dito per non perdere traffico. Zuckerberg ha ammesso solo anni dopo che gestire così male le interferenze è stato uno dei suoi errori più grossi.

Nel 2019 si sono quindi inventati Libra, la loro criptovaluta personale. I regolatori mondiali si sono spaventati per i rischi sulla stabilità ed il controllo del valore del denaro che sarebbe circolato in questo progetto. Società come PayPal, Visa e Mastercard sono così scappate a gambe levate, facendo sgretolare l’operazione entro fine anno. Quello che ne restava, rinominato Diem, è stato svenduto nel 2022 per quattro spiccioli (182 milioni di dollari).

A questo punto non restava che la via del rebrand. Zuckenbergg ha così ribattezzato la sua azienda con il nome di Meta nel 2021, investendo tutto sul Metaverso. I conti dicono che dal 2020 la divisione Reality Labs ha bruciato oltre 83,5 miliardi di dollari sull’altare di questo ulteriore progetto che non ha mai preso piede, perdendone altri 19 solo nel 2025.

Il gioco principale per i visori, Horizon Worlds, è rimasto deserto: nemmeno 200.000 utenti al mese contro i 500.000 sperati. Da un memo interno del 2022 è uscito fuori che nemmeno chi ci lavorava voleva usarlo perché era pieno di bug. Pure il visore Quest Pro è stato un disastro: lanciato a 1.500 dollari, hanno dovuto scontarlo di un terzo quasi subito. Wall Street ha distrutto Zuckerberg per come sprecava i fondi di Meta ed ora pare che la versione VR di Horizon Worlds chiuderà definitivamente nel 2026.

Quando è arrivata l’intelligenza artificiale di OpenAI, Meta ha fatto subito marcia indietro. Hanno licenziato 1.500 persone dagli uffici che stavano sviluppando il Metaverso, solo per ri-buttare tutto il budget sullo sviluppo di una loro IA. Sullo sviluppo della IA di Meta si staglia poi la solita storia dei dati rubati. Nel 2025, è saltato fuori che Meta voleva addestrare i modelli “Llama” usando i libri piratati di Library Genesis. E nonostante tutto, pare che l’IA di Meta faccia ancora abbastanza pena rispetto a quella della concorrenza.

A luglio 2023 è poi arrivato Threads, la copia di X (Twitter). All’inizio tutti si sono iscritti perché era collegato a Instagram e consentiva di boicottare il social di Musk senza perdere il servizio, ma poi c’è stato il crollo: metà degli utenti spariti in una settimana. E secondo Sensor Tower, dopo un mese se ne erano andati via il 70%.

Ma allora come fa Mark Zuckenberg a stare ancora lì al timone di un colosso finanziario come Meta? Semplice: la sua azienda sta riempiendo di pubblicità pure WhatsApp e le altre chat per coprire i buchi di bilancio. Zuckerberg non schioda dalla poltrona di AD per un trucco legale. Ha solo il 13% delle azioni, ma con le azioni di classe B si è blindato il 60% dei diritti di voto.

In pratica, nessun investitore può cacciarlo, anche se i suoi progetti vanno a rotoli. E negli ultimi anni, anche chi poteva fargli ombra come Sheryl Sandberg e Peter Thiel se n’è andato, lasciandogli il potere assoluto.

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