Tutti parlano incel ora
All’inizio di quest’anno, The Cut ha inaugurato un nuovo, bizzarro ciclo di dibattiti online annunciando una tendenza lifestyle chiamata “friction-maxxing”. L’idea, in soldoni: ci siamo talmente assuefatti alla comodità istantanea di app, consegne e intelligenza artificiale da aver bisogno di reintrodurre un po’ di “attrito” nelle nostre vite. Niente di strano, in sé. Ma quel suffisso, “-maxxing”, dato in pasto al pubblico generalista come se fosse la cosa più normale del mondo – quello colpisce.
L’assimilazione di termini come “looksmaxxing”, “mogged” o “Chad” da parte del circuito mainstream non è una questione di meme sfuggiti di mano su TikTok. È il sintomo di una convergenza sistemica tra estremismo digitale, tecnocrazia e politiche autoritarie. Più profonda e inquietante di quanto sembri.
Se pensate che stia esagerando, prendiamo un caso recente. Avete presente il Department of War negli USA, il Dipartimento della Guerra istituito da Trump? Qualche settimana fa l’account ufficiale su X ha pubblicato un meme per promuovere una policy interna. Il testo scimmiottava in modo inequivocabile il gergo dei looksmaxxer – parlava di “ottimizzazione” delle performance in termini che sembravano presi di peso da un forum sulla chirurgia mascellare per uomini frustrati. Applicati però a questioni di “letalità”.
Non sapevo se ridere o piangere, onestamente. Lo Stato che usa il linguaggio degli incel per sembrare al passo coi tempi, o peggio, perché chi gestisce la comunicazione ha interiorizzato quel vocabolario come standard. Il potere ha sempre assorbito i linguaggi sotterranei per neutralizzarli. Qui sta succedendo l’esatto contrario: è il linguaggio tossico che sta riprogrammando il modo in cui le istituzioni parlano ai cittadini.

Da dove viene tutto questo
Il gergo, per sua natura, è virale: muta, si adatta e infetta. Pensiamo alla parola “woke”: nata decenni fa nell’inglese vernacolare afroamericano per indicare la consapevolezza delle ingiustizie sociali, è stata cannibalizzata dalla destra per diventare un insulto pigliatutto contro qualsiasi cosa minacci lo status quo, dai piloti neri ai pronomi neutri.
Con il linguaggio incel la traiettoria è stata inversa. Tutto parte dal brodo primordiale del Gamergate del 2014, che ha sdoganato un nichilismo tossico e trollesco poi cavalcato dall’alt-right. In quel periodo si è consolidato l’ecosistema della manosphere, con i suoi forum – PUAHate, SlutHate, Lookism.
Quest’ultimo è la culla del “looksmaxxing”. L’idea di base: il mercato degli appuntamenti è un’arena darwiniana dove vince solo chi ha la genetica dalla sua parte, o chi è disposto a forzarla deformandosi le ossa con bisturi e martelli – il famigerato bonesmashing.
Clavicular e il business della gerarchia genetica
Su questa roba qualcuno ci sta costruendo un impero economico. Braden Peters, meglio noto come Clavicular, è diventato il volto pubblico e sfrontato del looksmaxxing. Trasmette su Kick, passa il tempo a valutare l’ossatura dei follower e vende l’accesso a una sedicente “accademia” per 49 dollari al mese. Il pacchetto promette ai giovani maschi di insegnare come “ascendere” – trasformarsi nel predatore alfa del proprio gruppo sociale, l’AMOG (Alpha Male Of Group), da cui viene il verbo gergale “to mog”, apparire meglio degli altri.
Dietro l’estetica del self-improvement e dei meme ironici c’è gente che si prende dannatamente troppo sul serio. Come quella volta che qualcuno postò online: “Clavicular è stato frame-mogged da uno studente universitario” – nel senso che erano in posa e il secondo aveva le spalle migliori. La cosa creò talmente tanto rumore che un lookmaxxer australiano è volato in Arizona, dov’era il college incriminato, per vendicarlo. Praticamente una scena di Zoolander in real life.
È naturale ridere di questa gente. Sono grotteschi in un modo che fa quasi tenerezza. Ma dietro si nasconde un nucleo di radicalizzazione. Peters ammette candidamente l’uso di steroidi e anfetamine, frequenta noti suprematisti bianchi e usa disinvoltamente slur razzisti. Ha definito JD Vance un subumano perché non abbastanza attraente. Ha dichiarato che si può usare lo student loan per interventi di chirurgia plastica “tanto se sei bello poi riesci a uscire dai guai”. Ha sostenuto che il sesso con lui dura solo un minuto perché non ha tempo per le donne.
Il punto di non ritorno è arrivato durante un’intervista diventata virale: con la freddezza di chi sa di avere un pubblico adorante, Clavicular ha dichiarato che “le donne sono inutili dopo i 20 anni”. Non è una sparata da ragazzino confuso. È una dichiarazione di svalutazione bio-essenzialista che si incastra perfettamente con il frame della destra reazionaria: le donne come madri e poco più, il loro valore legato a fertilità e giovinezza.
Il corpo come asset finanziario
Stiamo assistendo all’interiorizzazione di una logica di mercato applicata alla biologia. È l’apice di una cultura in cui sembra impossibile immaginare un’alternativa: tutto – il volto, gli zigomi, la statura – diventa un asset da ottimizzare.
Questo fenomeno non riguarda solo i maschi. La “wellness culture” femminile sta subendo una deriva identica, spacciando estremismo sotto forma di integratori e diete purificanti. Il looksmaxxing maschile e il wellness tossico femminile sono due facce della stessa medaglia: l’accettazione passiva che il nostro unico valore risieda nel modo in cui “performiamo”, come prodotti su uno scaffale.
È quello che il filosofo sudcoreano Byung-Chul Han chiama “società della prestazione”: l’imperativo tossico del “puoi farlo” ha sostituito il “devi farlo”, spingendoci in un ciclo inesauribile di auto-sfruttamento. Dopo aver ottimizzato il lavoro, il tempo libero e le relazioni, l’ultimo territorio da colonizzare è la nostra carne. Se Bourdieu aveva identificato quattro forme di capitale – economico, culturale, sociale e simbolico – l’ecosistema dell’estrema destra e della tecnocrazia ne ha codificata una quinta: il capitale corporeo. In un’epoca in cui le prospettive macroeconomiche si sgretolano, l’ultimo asset disponibile è la biologia stessa.
Ecco perché le pratiche promosse da Clavicular – così come gli esperimenti milionari sulla longevità alla Bryan Johnson, o in misura diversa l’ascesa di OnlyFans – non sono solo una ricerca di attrattività superficiale. Sono puro arbitraggio di capitale: convertire dolore fisico in follower, status e denaro. La macchina dell’ottimizzazione è entrata nel flusso sanguigno, spacciando soluzioni rapide che traducono il nostro malessere in profitto per qualcun altro.
E se fallisci, la colpa non è di un sistema economico precario. È del tuo livello di cortisolo o del tuo indice di massa magra. I lookmaxxer appartenenti a minoranze, tra l’altro, non hanno vita facile nell’essere accettati dalla comunità – per quanto sia un fenomeno principalmente bianco.
Le piattaforme come infrastruttura
Per capire come questa roba sia arrivata ovunque, bisogna guardare alle piattaforme. Prendiamo Elon Musk. Ne ho già scritto: Musk è da sempre un maestro di quella che i critici chiamano “social deception“. Promette rivoluzioni – guida autonoma, Marte, Neuralink – per drogare il mercato e nascondere i fallimenti operativi e le indagini a suo carico.

Con l’acquisizione di X ha fatto qualcosa di più subdolo: ha ricalibrato l’algoritmo per premiare l’indignazione e ha riammesso in massa profili legati all’estremismo di destra e alla manosfera, seguendo un preciso playbook mediatico. X è diventato il megafono principale del gergo incel. Le dichiarazioni di Clavicular o le teorie sul “muro dei 20 anni” non vengono filtrate: vengono spinte nei feed “Per Te” di milioni di utenti. La disinformazione non è un incidente di percorso. È il modello di business.
Il razzismo pseudo-scientifico che aspetta dietro l’angolo
Questo slittamento linguistico non galleggia nel vuoto. Stiamo assistendo al ritorno del razzismo pseudo-scientifico, finanziato in modo tutt’altro che occulto da figure potenti della Silicon Valley. Mentre i ragazzini scherzano sull’essere mogged, accademici e intellettuali organici al sistema stanno costruendo l’impalcatura teorica. Testate e podcast come “Aporia” – che ha ospitato persino Steven Pinker – sdoganano i concetti di Steve Sailer e altri teorici della “scienza della razza”. Il cerchio si sta chiudendo.

C’è un filo che lega l’ossessione incel per la gerarchia genetica e l’ideologia tecnocratica delle élite. È un bio-essenzialismo elitario che cerca di giustificare le immense disuguaglianze economiche del nostro tempo sostenendo che chi sta al vertice ci sta per superiorità biologica e intellettuale. I recenti scandali legati all’accesso illecito ai dati sanitari della UK Biobank da parte di questi gruppi pseudo-scientifici non stupiscono. Le prove genetiche di una qualche supremazia fittizia è proprio lì che un neonazi le andrebbe a cercare. Clavicular, tra l’altro, pare sia finanziato da Peter Thiel, anche se non ama parlarne. Come mai sia nata questa partnership non è difficile da capire, se conosci i personaggi.
Dal forum all’agenzia governativa
Le idee di questa gente si traducono in politiche pubbliche. Nel mezzo del secondo mandato di Trump, la retorica del dominio totale è uscita dai server di 4chan per entrare nelle agenzie governative. Lo vediamo con i piani per i mega-centri di detenzione dell’ICE, progettati da burocrati che considerano gli esseri umani scarti logistici da gestire con la forza. O nelle foto degli agenti armati fino ai denti a Minneapolis, pronti a reprimere il dissenso con un’estetica paramilitare che piace tanto ai “Chad” di internet. Il profilo ricostruito dalla stampa sugli agenti ICE post riforma Trump somiglia moltissimo a quello di un tipico esponente della manosfera.
E l’intelligenza artificiale? Gioca il ruolo del perfetto moltiplicatore di forze. L’IA attuale, in mano a monopoli privati, è progettata per estrarre valore dal basso e concentrare ricchezza verso l’alto. Gli strumenti di IA generativa masticano le nostre interazioni culturali – comprese le teorie eugenetiche di Clavicular e i deliri neolombrosiani di Sailer – e le trasformano in modelli predittivi. Sam Altman di OpenAI ha detto che il futuro sarà “l’intelligenza come prodotto da vendere“. In uno scenario di superiorità genetica costruita a tavolino dai ricchi, non è difficile immaginare dove questo vada a parare. Ma ci vorrebbe un articolo a parte.
Smettere di ridere dei meme
Il fatto che “tutti parlino incel”, come scrive Wired, non è una stravaganza linguistica. Non è il gergo innocuo di cazzoni insicuri e vacui. È l’ammissione di una sconfitta politica. Abbiamo permesso che il vocabolario nato in una sottocultura fatta di solitudine e odio diventasse parte di un frame ideologico che ha preso il potere nei conservatorismi autoritari occidentali.
Creando un elettorato talmente fidelizzato e avulso dallo spirito critico che cittadini ammazzati per strada o genocidi alla luce del sole non bastano più a far tremare un governo illiberale. Quelle idee sono arrivate ovunque mescolandosi a sottoculture più pop e meno esplicite – il looksmaxxing è l’ultimo arrivato, ma prima c’erano la hustle culture e il grind mindset – che diventano cavalli di Troia per il neoconservatorismo al servizio degli oligarchi. Credete che il termine “woke” l’estrema destra italiana l’abbia scoperto da sola?
Direi che è ora di smettere di ridere dei meme e iniziare a smontare il sistema che li produce.

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