Il 2020 e parte del 2021 sono stati anni di profonda riflessione esistenziale-epocale. L’epidemia di coronavirus ha comportato in tutti noi una revisione degli stili di vita o della socialità, del modo in cui percepire la natura e gli altri esseri viventi. Odio, amore, rabbia, perdono, violenza, tregua, vendetta, pace, tristezza, euforia, nevrosi, felicità, ogni stato d’animo umano/animale ha conosciuto una nuova stagione, si è declinato in una gamma di colori mai percepiti prima, di luci e ombre.
Lungi da me cercare di comprendere un fenomeno planetario a dir poco complesso[1], quello che ho sentito di fare in tempo reale è rappresentare artisticamente ciò che vivevo in connessione con l’altro. Questo “altro” ha assunto le sembianze di una “musa ispiratrice”, o meglio di “muse ispiratrici”: Irina, modella originaria del Donbass, Dasha, modella di Dnipro, ed Irène, cosplayer di Odessa. Tutte e solo ucraine, inizialmente per la casualità di certi incontri “social”, poi per scelta voluta e consapevole all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022. Lavorare esclusivamente con modelle ucraine mi è sembrato un omaggio alla Resistenza di un popolo verso l’invasore/oppressore. Unico modello maschile, Antonio di San Giovanni in Fiore (CS).

Il mezzo espressivo finale è stato perlopiù la fotografia, ma ho anche disegnato e dipinto in tecnica mista, ideato costumi, usato oggetti ed eletto luoghi quali “site-specific”[2]. La mia attività artistica quindi non può essere considerata soltanto quella di un fotografo, ma piuttosto quella di un artista visivo e talvolta ed auspicabilmente visionario. Per capire il presente e poi rappresentarlo dovevo immergermi in un passato simile al nostro oggi, per la necessità di un certo “distacco”. Il “presente” è poi diventato una proiezione di un futuro prossimo… non il 2022, ma il 2025. Il 2025 è anche l’anno in cui il progetto si avvia a conclusione.
After the Pandemic: 1925
Leopoli e Carpazi ucraini, luglio 2021. Ho ripercorso il dopo pandemia di “febbre spagnola”, i “Roaring Twenties”, cercando di immaginare l’atmosfera di euforia, la paura lasciata alle spalle, la serena sensualità, l’ebbrezza del sesso, le passioni nascoste, quelle rivelate, l’amore, il disincanto, ricercando la “Bellezza” nella “Dimensione Estetica”[3]. Le opere d’arte visive realizzate per rappresentare il 1925, con un’attenzione particolare al capolavoro di Francis Scott Fitzgerald, “The Great Gatsby”[4], hanno visto come locations: per gli interni, il Bank Hotel di Lviv (Ucraina), per gli esterni, il villaggio abbandonato di Kolochava nei Carpazi ucraini.
After the Pandemic: 2025
Grottaglie, agosto 2021. La seconda parte del progetto è una sorta di proiezione ideale verso il prossimo futuro: una donna che diventa una nuova Artemide, Madre-Natura, i suoi seni come segno di abbondanza, fertilità, nuova vita. L’asino come la Natura che ci guarda e ci giudica per quanto male le stiamo infliggendo. E poi le visioni futuriste dei silos, il paesaggio desolato delle Murge, dopo l’Apocalisse la rinnovata speranza.
Luogo di queste visioni una masseria pugliese vicino a Grottaglie, la città della ceramica, della terracotta che diventa arte e ricrea immagini, e la fotografia che cerca di esprimere la commistione terrena di amore e bellezza. Ad un dopo pandemia 2025 appartengono anche: un omaggio a Luis Buñuel, pensando in chiave contemporanea al suo “Quell’oscuro oggetto del desiderio” (1977); un “Ritratto in rosa”, un femminile Pierrot triste; “Blond Sun”; ancora un omaggio ad un artista spagnolo, Goya, ed al suo capolavoro “Maja desnuda”[5]; infine un “Platonically”, tributo all’amore spirituale quale sublimazione di quello carnale.
After the pandemic: 2125
Nella terza parte del progetto ho avuto l’ambizione di interrogarmi su un mondo che non mi apparterrà più, ma che provo a vivere qui ed ora attraverso una proiezione creativa di cento anni. Un salto epocale in avanti verso un ipotetico “altro” post-pandemia, nell’auspicio della conservazione dei sentimenti umani e della creazione di sentimenti “altri” per creature che, sia pure nate robot, in uno sviluppo tecnologico estremo assurgeranno ad esseri pienamente umani: androidi prossimi ad esseri antropici autentici, capaci di riprodurre sentimenti non dissimili da quelli umani stessi.

Un primo servizio fotografico (realizzato ad Odessa, nel dicembre 2021) ha per protagonista una donna robot che sta per raggiungere la perfezione umana, un androide che riesce appunto ad esprimere tutta la gamma dei sentimenti umani, dall’amore carnale all’odio contenuto. A rappresentazione di ciò e nell’immaginario fantascientifico dell’artista la donna robot del 2125 interagisce sentimentalmente con la Daisy del “Grande Gatsby”. I riferimenti letterari sono il racconto di Ian McEwan “Macchine come me”[6] e “La novella degli scacchi” di Stefan Zweig[7]. Le locations sono: per gli esterni, il maneggio EquiLife a Chornomorsk (Provincia di Odessa), per gli interni, lo Zavod Studio in Odessa (Ucraina).

Ultimo servizio fotografico in ordine temporale (realizzato a Palizzi nel luglio 2025) vede come protagonista una donna guerriera ispirata liberamente a quelle messe in scena in “Dune”, film di Denis Villeneuve (2021) ispirato a sua volta al capolavoro letterario di Frank Herbert (1965). Qui però la protagonista è sola e lotta con i suoi fantasmi in un paesaggio post-atomico. Sorta di battaglia privata o donchisciottesca contro invisibili o interiori mulini a vento. Segno distintivo il braccio rivolto in alto e la mano per dire: “Basta!”

After the pandemic: 1425
Attraverso un “ritorno al passato”, ipotizzo un diverso post pandemia, una momentanea tregua alle “Pesti Nere” del ‘300, quelle che, a partire dal 1347, si sono ripetute ad intervalli brevi negli anni seguenti del XIV secolo, 1361-62, 1369, 1375, 1382-84, ma anche all’inizio del XV secolo, negli anni 1400-1402. A dire il vero, la Peste Nera ha colpito il mondo per molti secoli ancora, fino al termine del 1800, con qualche strascico anche nel XX secolo. Eppure, nel ‘400 ci sono stati anni di tregua e boom demografico.

Il 1425 viene scelto come possibile anno di rinascita. Del 1425 è l’opera del Beato Angelico, “Giudizio Finale”, presente nella mostra “Inferno”, a cura di Jean Clair, alle Scuderie del Quirinale a Roma (2020-21).
Boccaccio, nel suo Decameron (1349-1351), affronta il tema della vita/vitalità oltre la morte che imperversa a causa della pandemia. Nelle parole di Natalino Sapegno, una traccia di ciò che ho voluto rappresentare: “In tale proposito di evasione si scopre un’antitesi tra il medioevale trionfo della morte e un trionfo della vita che si realizza nell’esaltazione di valori mondani, degli istinti e della ragione, laddove il primo si determina come negazione ascetica”[8].
Ho ipotizzato tre “quadri” fotografici liberamente ispirati al Decamerone di Giovanni Boccaccio nella riscrittura di Aldo Busi[9]. Quadri ispirati alla “storia sette della quinta giornata”/”È arrivato l’Ambasciatore d’Armenia”, con protagonisti Teodoro e Violante.

Preciso che i racconti di Boccaccio sono datati tra il 1349 e il 1351 o 1353 a seconda delle diverse tesi degli studiosi. Comunque, a seguito della “Peste nera” in Europa del 1348. Realizzo i “quadri” boccacceschi (realizzati presso i Ruderi di Cirella nell’aprile 2023) posticipando le vicende ad un ipotetico 1425. Il racconto di Teodoro e Violante ben si presta a rappresentare il mio post pandemia, fatto di gioia di vivere, erotismo, rinascita/nascita (anche nel momento della gravidanza).
Il roccioso promontorio di Capo Vaticano (maggio 2023) in provincia di Vibo Valentia è invece lo sfondo per un diverso “quadro” ispirato al 1425: “In front of the sea”. Altro “quadro” per il 1425, “The black angel”, ancora una volta presso i Ruderi di Cirella.

Berlino è stata la città dove ho fotografato per la prima volta Irina come una fanciulla del 1425, sempre ispirato dalle atmosfere sensuali del Decamerone di Boccaccio. Nei titoli delle opere le mie intenzioni: “Nel chiuso protetto del bosco”; “Soul of the forest”; “Like a flying bird”, “Irina 1425”.
TRIBUTE TO EGON SCHIELE: Like the whores portrayed by Schiele
Ultimo tassello del progetto After The Pandemic (realizzato nell’Atelier Maselli, a Marina di Fuscaldo, nell’ottobre 2023) è un omaggio al grande artista austriaco Egon Schiele, invero morto di “febbre spagnola” a Vienna nel 1918[10].
Una serie di foto in bianco e nero e dipinti pensando al rapporto di Schiele con le sue modelle: giovani proletarie, prostitute, amanti e non.
Altri riferimenti bibliografici
- Elio Matassi, Walter Pedullà, Fulco Pratesi, a cura di Raffaele Gaetano, La Bellezza, Ed. Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ), 2005.
- Benedetto Croce, Breviario di estetica. Aesthetica in nuce, Ed. Adelphi, Milano, 1990.
- Pietro Montani, Bellezza, Ed. Corriere della Sera, Milano, 2022.
- Philippe Daverio, Che cos’è la bellezza, Ed. Solferino, Milano, 2022.
- Salvatore Settis, Futuro del “classico”, Ed. Einaudi, Torino, 2004.
- Isaac Asimov, Sogni di robot, Il Saggiatore, Milano, 2014.
- Susan Sontag, Sulla fotografia, Ed. Einaudi, Torino, 2017.
- Roland Barthes, La camera chiara. Nota sulla fotografia, Ed. Einaudi, Torino, 2016.
- Raffaele Gaetano, Sull’orlo dell’invisibile. Il sublime nella Calabria del Grand Tour, Ed. Monteleone, Vibo Valentia, 2006.
- Raffaele Gaetano, Solitudini. Pensieri nella notte di un mattino (1983-2023), Ed. Laruffa, Reggio Calabria, 2024.
- A.F. De Sade, La filosofia nel boudoir, ovvero I precettori immorali, Ed. Mondadori speciale per i lettori di Epoca, Milano, 1986.
Note
[1] Mark Honigsbaum, PANDEMIE. Dalla Spagnola al Covid-19, un secolo di terrore e ignoranza, Ed. Ponte alle Grazie, Milano, 2020.
[2] Bank Hotel, Leopoli (Ucraina); Villaggio di Kolochava, Regione di Transcarpazia (Ucraina); Masseria Rosario, Grottaglie (TA); Zavod Studio, Odessa (Ucraina); Centro ippico EquiLife, Chornomorsk, Regione di Odessa (Ucraina); Ruderi di Cirella, Diamante (CS); Atelier Maselli, Marina di Fuscaldo (CS); Casa privata, Gent (Belgio); Castello di Fiumefreddo Bruzio (CS); Giardino privato, Marina di Fuscaldo; Foresta di Wannsee, Berlino (Germania); Promontorio di Faro di Capo Vaticano, Ricadi (VV); Calanchi di Palizzi (RC).
[3] Herbert Marcuse, La dimensione estetica, Ed. Mondadori , Milano, 1978. La forma estetica “come il risultato della trasformazione di un dato contenuto (fatto di cronaca o storico, personale o sociale) in un complesso autosufficiente: poesia, lavoro teatrale, romanzo ecc.” (op. cit., pp. 24-25).
[4] Francis Scott Fitzgerald, IL GRANDE GATSBY (Illustrato da Sonia Cucculelli), Ed. Neri Pozza, Vicenza, 2021. Vedi anche la versione cinematografica di Baz Luhrmann, The Great Gatsby, 2013, con Leonardo di Caprio e Carey Mulligan.
[5] Il capolavoro realizzato tra il 1790 e il 1800 dall’artista spagnolo Francisco Goya, conservato al Museo del Prado di Madrid.
[6] Ian McEwan, Macchine come me, Ed. Einaudi, Torino, 2019.
[7] Stefan Zweig, Novella degli scacchi, Ed. Einaudi, Torino, 2014.
[8] Voce “DECAMERON”, Enc. Treccani.
[9] Aldo Busi, Decamerone di Giovanni Boccaccio (riscrittura), BUR Rizzoli, Milano, 2021.
[10] Roman Neugebauer, Egon Schiele. La sua vita in parole e immagini, Ed. Vitalis, Praga, 2014. Harald Salfellner, Klimt. Sein Leben in Wort und Bild, Ed. Vitalis, Praha, 2012. Aldo Putignano, Vita di Schiele, Ed. Homo Scrivens, Napoli, 2017.
Cosentino di nascita, sopravvivo a Roma, estrema propaggine di Calabria. Artista visivo, da qualche anno in prestito alla fotografia, mi accorgo di continuare a dipingere anche quando scatto foto. La verità è che non capisco mai nelle cose che faccio dove inizia e finisce la pittura, dove la scenografia, la ceramica, la scultura, la fotografia. Capita pure di essere premiato, così è successo nel 2005, nell’ambito della III Biennale Internazionale della Magna Grecia di San Demetrio Corone (CS). Ho voluto che il dipinto presentato in quell’occasione, “Bastardo a Sud”, fosse l’immagine emblematica della mia rubrica su DEEP HINTERLAND: quale immagine migliore per i miei “percorsi artistici marginali”?

